Viaggi – 1

01

Ruggisce il caldo per tutto lo scompartimento. È in mutande e il sudore bolle soprattutto sulle spalle. Sta andando in tutt’altra direzione ma neanche per un istante gli pare opportuno pensare di scendere. La notte ha creato una catena infrangibile. Ci vorrebbe una doccia, ma non si sono mai viste docce in seconda classe. Per fortuna gli dorme la sete e la gola ora griderebbe contro la più piccola boccata di tabacco. I vestiti infagottati a fianco, fa scendere liberamente la testa fino a sentirla rimbalzare sul cuscino arrossato della pappagorgia che porta con sé. Potrebbe fare mille cose nella sua vita che si protrae da trentaquattro tranquilli anni, ma non ne sta facendo una di numero.

 

Prova la voce e sente il rumore della carta vetrata lacerare quel buio nascosto dal silenzio dei posti a sedere che lo accompagnano. Spiega qualche banconota nell’intento di usarla quale improbabile fazzoletto prima di vedersi sciolto del tutto.

Flavia se n’è andata da tempo e da allora ha preso a dimenticarla spesso. Adesso la sta dimenticando in treno ed è un gioco da ragazzi. Il cuore è infatti troppo impegnato anima e corpo a resistere a quell’opprimente cubo caldo per permettersi di pompare ricordi.

 

Prova a sbuffarsi addosso standosene appiccicato alle fessura del finestrino che di più non si apre. Ogni tanto sforza gli occhi in prossimità dell’arrivo di un refolo d’aria che si addomestica a tovaglia sulla base del collo e sul petto. Per il resto, lo sguardo si limita a fotografare i pappagalli e i fenicotteri che vede passare per il corridoio tenuti a guinzaglio da un cucciolo di elefante.

 

Un braccio, il sinistro, sul vetro a palpare il fresco dell’unico oggetto di quel mondo in grado di ricevere il beneficio del cielo che si sposta. Quello destro, in alto fino a toccare l’acciaio del portavaligie tanto per sentirsi scorrere da qualcosa in movimento. I capelli come una parrucca calorica. Più si stira i muscoli e più sente piangere la pelle di perline umide che si rovesciano in picchiata per tutto il corpo.

 

Condannato all’immobilità fisica per evitare di far scivolare il cervello lungo la discesa di tutto quel bagnume. Ma non si lamenta. Né si chiede quando finirà lo strazio. Il treno s’incunea nelle vene della notte e lui riproduce in sé, senza ondulazioni, quel vitalismo animale di cui è testimone sul Milano-Monaco. Cerca solo di acciuffare con la vista un punto nello scompartimento che illumini a penombra un profondo infinito e, una volta trovatolo, sospendersi in esso fino alla fine del viaggio.

Flavia se n’è andata, ma lui ora non si ricorda neanche quando era arrivata.

 

John

 02

 

 

 

 

 

 

TRAVELS – 1

 

03The heat’s roaring all over the map in the compartment. He wears just underpants and the sweat’s boiling on his shoulders above all. He’s going to the opposite direction but not even for a moment he reckons getting off is a good idea. The night’s created an unbreakable chian. He’d need a shower, but showers have never been seen in second class. Fortunately his thirst’s sleeping and his throat now would shout against the least puffo f tobacco. His dresses wrapped up aside, he let his head go down until he feels it bouncing off on the red pillow of the dewlap he carries with himself. He could do thousands things in his life which it’s been lenghtening for thirty-four relaxed years, but is doing none of them.

 

He testes his voice and hears the noise of the sandpaper ripping the darkness hidden by the silence of the seating that accompany it. He unfolds a bill trying to use it as uncertain handkerchief before feeling completely melted.

Flavia’s gone away for a loto f time and since then he started to forget her often. Now he’s been forgetting her on a train and it’s a cakewalk. As a matter of fact his heart’s making a big effort, body and soul, to resist to that oppressive cube of heat to allow himself to pump out memories.

 

He tries to puff toward himeself staying pasted at the crack of the window which doesn’t open more than this. Every now and then he forces his eyes in the imminence of a waft of air that goes down on the nape of the neck and on the chest. For the rest, his gaze limits itself to take photos to the parrots and the flamingos he watches passing along the corridor on a leash by a baby-elephant.

 

 

An arm, the left one, on the mirror to touch the freshness of the sole object of that world capable to receive the benefit of the moving sky.The right one, up until touching the steel of the luggage-holder just to feel touched by something moving. His hair just like a calorific wig. The more he stretches his muscles the more he feels crying the skin, little damp pearls overturning nosedived all over the body.

 

Doomed to the phisical paralysis to avoid to let the brain slide along that wet. But he doesn’t complain. Neither he wonders when all this torture will come to an end. The train slots in the veins of the night and he reproduces inside of him, without any undulation, that animal vitalism about which he’s the witness on the Milan-Munich line. He just try to catch with his eyes a point in the compartment which illuminates half-light a deep infinit and, once got it, hanging on it until the end of the travel.

Flavia gone away, but now he doesn’t remember even when she had come.

 

John

04

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