Una vita dentro una canzone – 13: Salt On Your Skin (Eric Andersen)

01.

Lo posso proprio sentire. Il movimento. Il mio lento scendere. Il volo e l’atterraggio. Sulla terra. Da dove ricomincio sempre. Dove ho sempre ricominciato. Non importa che nome avessero i posti. Tutto è sempre finito per incominciare presto di nuovo. Funziona così, non mi chiedo più il motivo.

Magari perché la morte è solo una maschera che nasconde una nuova forma di rinascita. Non lo so, le parole sono così inadeguate. Conta solo che, comunque vada, ci sia fango davanti a me. Ci passerò attraverso. E ogni volta con la velocità dei passi che mi sarà rimasta.

Potrò guidare nel mezzo della notte attraverso l’Olanda, potrò sentire come la pioggia batterà sugli argini e magari distinguere anche delle luci sul mare. Potrò perfino vedere un’esplosione di angeli che canteranno per me facendomi cenno di avvicinarmi. Ma la memoria cresce sottile e tutto ciò che ricorderò di te saranno lacrime nell’oscurità e il sale sulla pelle.

02

Ad esempio, riparto da capo ma non so ancora quanto fu profondo il tuo amore. E ogni volta c’è sempre meno tempo davanti. E ogni volta mi chiedo: quanto lontana è la riva? Non ti confondere, Amleto lo lascio ai recitanti, ma c’è un verso che ha iniziato a scavarmi dentro: quanto fa bene l’assenza di tempo quando il tempo si sta esaurendo?

Cattiva poesia, non credere. Una rima non può ingannare una vita. E non c’è da farsi ingannare voltandosi indietro. La finzione non può mescolarsi con il fatto che ci siamo ancora. Sennò capita che non capisci neanche dove ti trovi. Tutto vero, però…

Però ogni tanto perdo la vista del cammino. Non mi faccio buttare fuori strada, ma aggrovigliare dalla memoria, be’, questo sì. Cose come, il tuo sorriso triste quando mi toccasti il viso, le linee delle tue unghie sulle mie guance… Tutte cose che non ti ho fatto ripetere. Per me è stato puntare a cieli blu più grandi dello spazio, per te solo pioggia che impediva perfino di vedere.

03

Ora al massimo posso tornare a te come un sonnambulo, forse riuscirei a farlo anche attraverso le fiamme. Ognuno ha la sua storia, questo lo sai da te. Chi si stanca di un amore, chi ha la nausea, chi non ha mai avuto una possibilità. Alcuni scambiano una relazione per una gabbia della loro danza. Io semplicemente presi la mia parte quando vidi il banco distribuire le carte. Ogni carta nasconde o rivela un pericolo. Dipende da che parte la guardi.

Ma ora non c’è modo di parlarne, come vedi non è rimasto molto tempo. Sono appena giunto in questo posto e ricomincio. Non so ancora come ma così sarà. La memoria… ah sì, la memoria. L’ho portata anche qui. Il ricordo di te si fa sempre più sottile. Mi ricordo le tue lacrime nell’oscurità. E il sale sulla tua pelle.

 

A LIFE WITHIN A SONG – 13: SALT ON YOUR SKIN (ERIC ANDERSEN)

Eric and Inga Andersen, Cologne 2009

I can hear it. The motion. My slow descending. The flight and the landing. On the earth. Where I always begin from. Where I’ve always begun. It doesn’t matter the names of the places. Everything has always been over just to start it up soon again. It works this way, I don’t claim for the reason anymore.

Maybe because death’s only a mask concealing a new shape of rebirth. I don’t know, words are so improper. It matters only that, in any case, mud appears around me. I’m going to pass it through. And everytime with the speed of the paces that will be left.

Tomorrow I can drive through Holland in the middle of the night, I can hear how the rain will beat over the dikes and maybe even distinguish the lights on the sea. I can even see a big bang of angels singing to me and waving to come closer. But memory grows thin and everything I’ll remember of you it will be tears in the dark and salt on your skin.

For example, I start up again from the beginning but I still don’t know how deep was your love. And each time there’s always less time ahead. And each time I wonder: haw far is the shore? Don’t get confused, I leave Hamlet to the performers, but there’s a line which began to dig me inside: how good is timeless when you’re running out of time?

Bad poetry, believe me. Life can’t get tricked by a rhyme. And you can’t get tricked turning around. Fiction can’t be mixed with the fact we’re still here. On the contrary it can happen you don’t realize even where you are. All true, but…

05

But sometime I lose sight of the track. I don’t get knocked off the road, but wrapping by memory, well, this happens. Things like your sad smile when you touched my face, the lines you traced on my cheeks with your fingers… Things I didn’t let you repeat. To me it meant pointing at blue skies bigger than the space, to you only rain that didn’t let you even see.

At most now I can come back sleepwalking to you, maybe I could do through the flames. Each of us has its story, you know by yourself. There are those who get tired of a love, those who feel aversion, those who never had a chance. Someone confuses a relationship with a cage of their dance. I simply got my share when the dealer dealt the cards. Each card hides or reveal a danger. It depends on the side you look at it.

Now we’ve no way to talk about it, as you see there ain’t much time. I’ve just come to this place and I begin. I don’t know how it will be yet, but it will happen this way. Memory… oh yeah, memory. I’ve brought it also here. The memory of you always becomes thinner and thinner. I remember your tears in the dark and the salt on your skin.

 06

 

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