Gilles, Simenon e un lunghissimo giorno dei Morti

 

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Un personaggio quantomeno singolare. Veste un cappotto nero che lo copre fino ai piedi e indossa un cappello di lontra. È appena arrivato a La Rochelle e ancora non ha familiarizzato con la nebbia, tanto che si aggira per il porto cercando un’uscita. Deve trovarla. Perché ha viaggiato come clandestino su un cargo appena giunto dalla Norvegia e perché deve trovare gli zii, visto che i suoi genitori non ci sono più. Facevano i circensi in tutto il mondo, ma ora Gilles, il nome del ragazzo, è completamente solo.

Completamente solo il giorno dei Morti in una cittadina francese, paese natale dei suoi. Per fortuna trova ospitalità da Jaja e, coi franchi che ha in tasca, per qualche giorno può trovare requie nel bistrot di questa donna. Materna nel fisico e nello spirito. No, Gilles non può dirsi un uomo sfortunato. Non si può dire che abbia incominciato la sua nuova vita con il piede sbagliato.

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E quando viene a sapere che il ricchissimo zio Octave è deceduto e lo ha nominato erede universale, lui, Gilles Mauvoisin, capisce di non essere un ragazzo sfortunato. Un tipo difficile suo zio Octave. Molto difficile. Ultraricco perché il suo scopo è sempre stato quello di aggiungere ricchezza a ricchezza. Un uomo che ha sempre tenuto per il collo, per lo stomaco e anche più sotto tutti i più celebri e facoltosi uomini della comunità perché li disprezzava. Si parla di una certa cassaforte in casa sua in cui sarebbero conservati i segreti più segreti.

Per volere dello zio Gilles andrà a vivere nella sua casa e lo farà con Colette, la giovane vedova che ha una affaire con un medico, maritato a sua volta con una moglie disabile. Non è un ragazzo sfortunato, ma presto si trova a fare i conti con la nostalgia per una vita zingara. Perché capita che l’amante della zia venga accusato della morte della moglie, perché l’autorità decide per la riesumazione del cadavere dello zio e si sia convinta per l’avvelenamento come causa della morte, perché Gilles ha sposato una donna, Alice, verso la quale presto non sente più niente e soprattutto perché si innamora della zia Colette, raggiunta dal sospetto della cittadina di essere stata in combutta con l’amante per l’uccisione dei rispettivi consorti.

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Ecco il punto. La comunità. L’elemento che fa di questa storia (uscito per la prima volta nel 1963 per Mondadori col titolo La Cassaforte dei Mauvoisin) un romanzo perfetto. Le pecore diventano lupi quando, ora che sono diventati liberi, si accorgono che Gilles non ha alcuna intenzione di assecondarne le vendette, l’assenza di scrupoli e i torbidi interessi. Monsieur Atmosphere, come era definito Simenon, mette in moto una macchina narrativa da guerra. Mischia il bianco col nero e rende il grigio il più instabile dei colori. Trasforma l’atmosfera ovattata in un porto di nebbie dove Gilles ritorna circondato da un impenetrabile muro di solitudine. Lui, abituato a una vita di relazioni spicce con l’esterno e di fratellanza con chi condivideva quel vivere ramingo, ora vede scivolare accanto a sé soltanto delle ombre, mentre il suo amore per la zia acquisita assume di giorno in giorno una luce con la quale però non riesce a illuminare pressoché niente.

Il nemico che si siede a casa propria (a proposito, il romanzo fu scritto nel 1941, in piena occupazione nazista della Francia, dove il trentottenne belga Simenon si era già trasferito). Che fare? Che fare quando sospetti, minacce, voci ipocrite, sguardi ambigui, ricatti, vili strategie, costituiscono un orizzonte di cui neanche il signor K di Kafka si sarebbe mai riuscito ad abituare? Che fare quando gli orologi non sembrano fornire neanche il più lento passaggio dei minuti? Siamo nella Roma di Cesare? No, a La Rochelle con Gilles Mauvoisin. Un ragazzo fortunato. Che non s’aspetta affatto che il mistero della natura umana si sveli.

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L’animo umano ascolta sirene di cui nessuno è in grado di prevedere gli effetti. Solo rubricarli dopo ci è concesso. Allora Gilles, nel più shakespeariano dei romanzi creati da Simenon, si ricorda di essere arrivato clandestino un giorno al porto di La Rochelle da un cargo partito da Trondheim. Intabarrato in un lungo cappotto nero. Non è obbligatorio cambiare il proprio sangue. Non siamo costretti a farlo. Ricordarsene la composizione invece può tornare utile. Isolato, ma con la fortuna di avere una Colette con cui rinascere, il dramma può anche essere consegnato alla memoria.

 

GILLES, SIMENON AND A ALL SOULS’ DAY VERY LONG

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A unique character at least. He wears a black coat that covers him ’till his feet and a sea otter hat. He’s just arrived at La Rochelle and he’ve not become familiar with the fog yet, as a matter of fact he goes on wandering through the harbour trying to find the way out. He must find it. Because he travelled as a clandestine on a cargo vessel just docked from Norway and because he must get in touch with his uncle and aunt, considering his parents passed away. They were circus performers all over the world, but now Gilles, the name of the boy, is totally alone.

Totally alone at the All Souls’ Day in a little french town, where his parents were born. Just his luck he gets Jaja hospitality and, considering the money he got, for some days he can find the rest he needs at her bistrot. Motherly in her body and in the spirit too. No, Gilles can’t be consider himself an unlucky man. It’s not to be said he started on the wrong foot.

And when he knows his so very rich uncle Octave has died leaving him as the sole and universal heir, he, Gilles Mauvoisin, realizes he’s not an unlucky boy. A very difficult man his uncle Octave. Even impossible. Filthy rich because his aim has always been adding richness on richness. A man who always would get by the balls the most famous and wealthy men of the place because he used to get scorn down on them. On dit, there’s a strongbox where he lived into which the most secret secrets would be kept.

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On account of his uncle’s will Gilles’s going to live in the house where the man lived, together with Colette, his young widow, who has a love affair with a doctor, married to a handicapped woman. He’s not an unlucky boy, but soon he must face the nostalgia for his former style of life. Because it happens that his aunt’s lover is accused of murder for his wife’s death; because the authority decides to exhume his uncle’s corpse convinced Octave has been poisoned; because he got married to a girl, Alice, towards whom now he acts a little bit cold, but above all because he’s fallen in love with Colette, now suspected by people to have organized with her lover the homicides of their two consorts.

This is the point. The community. The ingredient that makes perfect the story told in this book. The sheeps that turn into wolves, now that they’re free, soon realize that Gilles doesn’t want to support their revenge feeling, their absence of scruples and the cloudy interests. Monsieur Atmosphere, as Simenon was defined, kicks start a narrative war machine. He mixes up the white with the black and makes the grey the most changeable of the colours. He transforms the muffled atmosphere in a harbour fog filled to where Gilles comes back surrounded by an impregnable wall of solitude. Accustomed to fast relationships on the outside and a life style of brotherhood and sisterhood with who divided with him that vagarious living, now he just sees shadows sliding, while day by day his love to his acquired aunt grows with a light unable to enlighten nearly anything.

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The enemy settled within our home (by the way, the novel was written in 1941, during the Nazis occupation of France, where Simenon, 38 at that time, lived). What to do? What to do when suspicions, menaces, hypocrite voices, ambiguous glances, blackmails, mean strategies define an horizon that neither Kafka’s Mister K could get used to? What to do when the clocks don’t supply the slowest passage of minutes? Are we at Ceasar’s Rome? No, at La Rochelle with Gilles Mauvoisin.A lucky boy. A boy who doesn’t expert that human nature mystery is to be solved.

Human heart listens to mermaids whose effects no one is able to forecast. It’s possible just to take notes after watching them. So, Gilles, in the most Shakespearean novel written by Simenon, recalls he got there as a clandestine at La Rochelle harbour tank to a cargo started from Trondheim some time before. Closed in his long black coat. It’s not compulsory to change our own blood. We’re not compelled to do it. On the other hand, reminding its composition can be useful. Isolated but with the luck to have alongside a Colette with whom gaining a new lease of life, well, the tragedy can be delivered to own memory.

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