Doutor, se porto il pallone vieni a giocare?

01.

 

Dicevano che con quei piedi così piccoli era un miracolo che un gigante come te riuscisse perfino a stare in piedi. Ma erano grandi quanto bastava per portarti sul campo e metterti a far correre il pallone. Il pallone non suda, neanche quando vola. Noi, appena ci spostiamo, non facciamo che dare immagine della nostra imperfezione.

Meglio mettere in carica la testa e giocare con quella. Poi avrebbero detto che sei un poeta del football, che liberi la fantasia di un popolo, che fai arte di un gesto povero e popolare. Parole che fanno tanto figo chi le scrive o pronuncia. Tu invece ti stavi soltanto riposando. O forse no, stavi semplicemente vivendo.

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Sei nei libri Doutor. Improvvisamente un mucchio di libri e programmi ti raccontano. In questo però, c’è tanto sangue. Lo ha scritto Lorenzo Iervolino e ha un titolo che ti dice qualcosa: Un giorno triste così felice. Sangue che illumina gli occhi e apre il cuore. Sono pagine accese su un amore delicato, sai Doutor? Se ancora non l’hai letto dovresti farlo al più presto. Dai, non hai un cazzo da fare lassù. E poi manco birra calda servono.

Un po’ è vero che la morte è una doccia su colpe, vizi e peccati. Tu stesso forse ti accorgevi quanto brutto samba è capace ballare la nostra memoria. E butteresti il tuo sguardo da guerrigliero su un’attenzione tanto, troppo vicina al Mondiale che si gioca a casa tua (a proposito, vero che saresti la voce altra del circo?).

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Magrao, non sarai mai una moda. Tu che dicevi che «bisogna rimanere freddi e io sono glaciale come Björn Borg» non puoi essere la canzone di un’estate. Che venisti in Italia solo per poter vivere a Firenze perché insomma Dante, Guicciardini, Machiavelli, vuoi mettere farsi un bicchiere con questi tre crani attorno? Che davanti a un gruppo di ragazzi italiani che ti intervistava, invece di spiegare il tuo colpo di tacco, ti mettesti a dire che «la differenza principale è che in Brasile la vita è eterna creazione, si cambia ogni giorno, mentre qua è molto più stabile».

No non è un’insolazione, non sei una figurina in stile Vamos A La Playa. Il tuo resta un tempo con giornalisti che intervistavano gli allenatori mentre la partita si stava giocando e con gli spogliatoi pieni di taccuini già all’intervallo. No, il pensatore della Democracia Corinthiana, il calciatore che sosteneva che il calciatore deve imparare la fatica di essere responsabile se vuole essere considerato essere pensante e poter rifiutare i ritiri non potrà mai essere un buco su cui si accende l’attenzione di un mondo famelico di svago e di grano.

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Sei stato calamita per così tanta gente. Prendila così: chi ti vuole bene ti vuole bene e basta. Oggi e nei secoli. Potresti diventare una maglietta per far da cambio al Che, ma, più che accendere il cuore, ti fermerai sempre nelle vene della mente. E la testa sedimenta molto più di quel viveur che è il cuore. Per questo non potrai mai essere un capriccio del momento.

E a noi, che sappiamo che si può perdere qualunque partita a causa della paura della felicità (ricordi al Sarriá contro l’Italia?), comunque ci si inumidiscono gli occhi. Perché te ne sei andato troppo in silenzio. Senza l’affetto della gente, compresa quella che incontravi a matrimoni, compleanni, battesimo e che manco conoscevi. «Ma perché vai?», ti chiedevano. «Perché mi hanno invitato», rispondevi.

Brazil soccer legend Socrates fighting for his life

In mezzo a loro anche Pelé scompariva se c’eri tu. E ci credo, sapremo bene la differenza tra un acuto contabile di se stesso e di un filosofo della poesia geometrica no? Com’è che faceva il ritornello di quella canzone che scrivesti? “La vita è un illusione”. A volte penso che avessi ragione tu. Non vale la pena allenarsi così tanto.

 

DOUTOR, WOULD YOU COME TO PLAY IF I BRING THE BALL?

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They said that with those so little feet it was a miracle that a giant like you could stand upright. But they were as big as it was enough to take you to the pitch and let you run the ball. The ball doesn’t sweat, even when it flies. As long as we move, we can only give strength to our imperfection.

Better to load the mind and lay with it. Then they would say that you’re a football poet, that you free the fantasy of an entire people, that you turn such a poor and popular gesture into art. Words that make smart and cool who writes o pronounce them. Indeed you were just resting. Maybe not, you were simply living.

You’re in the books, Doutor. Out of the blue a bunch of books and tv programmes speak about you. Into this one there’s a lot of blood. Lorenzo Iervolino wrote it and its title I guess means you something: Un giorno triste così felice (A so happy sad day). Blood that enlightens the eyes and opens the heart. Pages lighted upon a delicate love, Doutor. If you haven’t read it yet you should do it as soon as possible. Yeah, you don’t have a fucking anything to do up above. Neither hot beer is served where you’re now.  

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It’s a little bit true that the death it’s a rag on faults, vices and sins. Maybe you yourself would realize how bad samba our memory is able to dance. And you’d give your guerilla look on an attention too much close to the World Cup play at home (by the way, you would be the other voice of the circus, isn’t it?).

Magrao, you’ll never be a trend style. You said that «it’s necessary staying detached and I am an ice man like Björn Borg is» and so you can’t be just a summer song. You came to Florence because Dante, Guicciardini, Machiavelli, well… figure out what living among these spirits can be meant. To a group of italian kids in an interview, instead of explaining your backheel, you told them that «the principal difference is that in Brasil life is eternal creation, something that changes day by day, while here everything is much more steady.

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No, it’s not a sunstroke, you’re not a sticker Vamos A La Playa style. Your time was the one when it was usual that a coach would be interviewed during a match and that the changing rooms would be full of journalists. No, the Democracia Corinthiana thinker, the footballer that thought that the footballer must learn the strain of being responsible if he wants to be considered a thinking being and refuse the training camp obligation won’t never be a hole into which it’s lighted up the attention of a world famished of amusement and moolah.

You’ve been a magnet for so many people. Take it this way: who loves you loves you, nothing more. Today and forever and ever. You should become a shirt to substitute Che Guevara, but, more than firing up the hearts, you always stop into the mind of people. And the mind leaves sediment stronger than that viveur that is the heart. For this reason you can’t ever be a passing fancy of the moment.

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And about us, which know that it’s possible to lose each kind of game on account of the fear of happiness (do you remember the one versus Italy at Sarriá), well, we feel however that our eyes get damp. Because you left us with too much silence around you. Without the love and affection of people, above all the one you met in their weddings, birthday parties, baptism without having never known before. «Why do you go there?», they asked you. «Because they’ve invited me», you answered.

Among them even Pelé disappeared if you were there. I bet, we know the difference between a keen accountant of himself and a philosopher of geometrical poetry. How did that song refrain you wrote sound? “Life’s an illusion”. Sometimes I think you were right. It’s not worthwhile training so much.

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