Don Birman, ti condanniamo a bere

01

Hai rubato la borsetta di una donna in un locale, ti hanno beccato e cacciato a calci nel culo. Hai scambiato il tuo orologio con un barista per una bottiglia di whisky. Hai camminato New York a piedi trasportando a mano la tua pesante macchina per scrivere in cerca di un banco dei pegni e non sapevi che era Yom Kippur e la tua gente non lavorava.

Sei crollato ubriaco dalle scale e sei stato internato tra gli alcolisti in un ospedale. Più volte in albergo o su una nave ti sei addormentato sfatto col mozzicone della sigaretta ancora acceso e fortuna tua e degli altri che ti sei svegliato quando il letto era in fiamme.

02

Sei un debosciato Don Birman. Scrittore di due racconti. Che ormai non dà più conto ai fremiti che ti scuotono come una scarica di freddo. Che cadi a pezzi davanti ai tuoi stessi occhi perché capisci che ogni tuo sforzo non varrà la potenza di una goccia di rhum. Che sei fuori controllo anche quando cadi nel sonno. Chi conosce più di te il senso di panico e la paralisi che si prova quando terrorizzati ci si blocca in piena mattina a chiedersi: che giorno è oggi? Che mese? Che stagione?

Ti palpitano i polpacci, ti martellano le ossa, perfino i crampi ti procurano sgomento. Finirai per ammazzarti, ma chi può far cosa? Sei più capace di emergere dal niente più profondo alla superficie della coscienza? Ormai quando ti metti al lavoro la macchina per scrivere ti strappa le braccia. Sfinito nel tuo delirio, che mondo vedi?

Charles Jackson
Charles Jackson

Vedi che sei solo uno dei tanti milioni di uomini e di donne della tua generazione che, arrivati ai trent’anni, ha scoperto che la vita non era andata come aveva sperato, vero? Trent’anni e parli al passato. Ma che vale dirti che trent’anni non sono niente? Fiato sprecato per gola secca, occhi di vetro, dita di legno, cervello in ammollo. Ma sì fai bene Don Birman, distruggiti e non romperti più il cazzo.

Non bevi perché hai sete. L’alcol non la spegne, la accende. Né perché ti piace il sapore dell’alcol. Infatti lo inghiotti tutto d’un fiato perché ti vada giù il prima possibile. Bevi perché a un certo punto non trovi più l’alternativa tra il farlo e il non farlo. Un bicchiere porta a un altro e più bevi più vuoi farlo. Finché bere diventa urgente come il bisogno di respirare.

04

Con un’unica differenza. Non si hanno sensi di colpa e angoscia dopo aver respirato. Né l’aria nei polmoni ti conduce all’inferno. A meno che della vita non si abbia una considerazione infernale. È così Don Birman? Perché se è così allora bevi più che puoi. E, se ancora ci riesci, fermati però a gustare il sapore della goccia di whisky sulla lingua. Vellutata, dolce che si fa amara, placida nel suo trasformare il panico in fumo.

Bevi Don Birman. Tanto so cosa pensa la tua testa. Che anche questa volta non è successo niente. Che la paura per quello che hai fatto o non fatto si è dissolta come tutte le altre che la hanno preceduta. Perché fare tante storie con uno che prolunga la fine fino a farla arrivare a una corda che fa il fiocco in testa al pianeta?

05 

 

DON BIRMAN, WE SENTENCE YOU TO GO ON DRINKING

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You stole the handbag to a woman in a coffee bar, you’ve been surprised and chased off kick-assed. You changed your wrist watch for a bottle of whisky with a barman. You walked throughout carrying your heavy typewriter searching for a pawnshop and you didn’t realize it was Yom Kippur day and your people didn’t work.

You tumbled down completely drunk and you’ve been internalised in a hospital among alcoholics. More than once in a hotel or on a ship you felt asleep with your cigarette still lighted and just your luck you woke up with your bed on fire.

You’re a sleazebag Don Birman. Writer of two tales. Which now doesn’t care anymore about the shudders that shake you like a cold burst. Which fall in pieces in front of your eyes because you realize your efforts are not worth a dime the power of a rhum drop. Out of control also when you fall asleep. Who better than you know the sense of panic and the paralysis of a person frightened to death completely blocked to ask himself in the middle of the morning: what day’s today? What month? What the season?

Your calves pulsate, your bones blast, even cramps bring you heartbreak. You’ll end up killing yourself, but who can do what? Are you still able to emerge from the deepest nothing to the surface of your conscience? Now when you get to work the typewriter tears your arms off. What’s the world you see when you’re exhausted in your delirium?

07

You notice you’re just one of the millions men and women of your generation which, turned thirty, realized that life’s not what you dreamt of. Thirty years and you speak at the past. But does it bring something telling you that thirty years are nothing? Wasted breath to a dry throat, glass eyes, wooden fingers, soaking brain. But at the end, Don Birman you do it well, destroy yourself and don’t fuck us.

You drink not because you’re thirsty. Alcohol doesn’t turn it off, just turns it on. Nor because you like the smell of it. As a matter of fact you gulp it down just to let it go down as soon as possible. You drink because at a certain point you don’t catch the alternative between doing it and not doing it. A glass takes to another one and the more you drink the more you want to do it. Until drinking becomes compelling just like the need to breathe.

08

With just one difference. You don’t have to feel guilt or feel anxiety after you’ve breathed. Nor the air in your lungs takes to hell. Unless you consider life the hell. Is it this way Don Birman? Because if this is the reality do drink as much you can. And, if you still are able to, do stop to enjoy the taste of a drop of whisky on your tongue. Velvety, mild becoming bitter, quiet in its expertise to turn panic into smoke.

Do drink Don Birman. I know what happens in your mind. You think that also this time nothing happened. That the fear for what you did or you didn’t do melt away just like the ones before. Why kicking up a fuss with a man who extends the end until it’s transformed in a rope that makes a bow to the planet?

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