Una vita dentro una canzone – 9: Exit Music (for a film) + No Surprises (Radiohead)

 

01.

Forse la cosa più sensata e farti una risata. Di quelle che ti squarciano la gola. Anche se c’è un freddo tremendo, il cuore ti odora come una discarica che sta straboccando e non pensi che il monossido di carbonio sia la risposta che i nervi accettano.

Hai presente una risata sguaiata? Stonata, gretta, ruvida? Ecco, quella lì. Quella lì per restartene bello forte sui tuoi piedi quando ti accorgi che il tuo lavoro lentamente ti sta uccidendo, che le ferite con cui ti macchia la pelle, buca i muscoli e incatena l’anima non potranno guarire. Non si guarisce da un lavoro che inizia col consumarti i margini.

02.

Hai voglia a dire che volevi una vita tranquilla, il giornale la mattina, la pausa di mezza giornata alla macchinetta del caffè, l’autobus per il ritorno e poi giù a riempire le ore che ti mancano con cinema, pub, musica dal vivo, salotto, partita in tv, incontro con la celebrità intelligente e colta che firma pure la fatica, sigaretta in riva all’argine del fiume o gelato a due gusti con panna montata e cannella nel centro della piazza.

Stanco, ma felice, ricordi? Poi hai incominciato col pensare che no… questo governo… ecco, non parlava più per noi e, come accade sempre, un lamento ne tira dietro un altro. E non bastò più la tua casa carina, non bastò il giardino così grazioso tutto verde, rosso e giallo. Non bastò più nulla. Ma cosa al posto suo? Cosa hai rimpiazzato col tuo attacco finale?

03.

I tuoi stessi sogni ti hanno svegliato. Ti hanno asciugato le lacrime e preparato per il grande urlo. Che farai, oh sì se lo farai. Poi toccherà alle valigie, ci metterai dentro i vestiti pesanti, prenderai fiato e salterai sotto prima che scoppi l’inferno. Non perderai coraggio. Semplicemente ti fermerai quando capirai che a quell’ora non ce la potrai fare da solo.

E allora metterai su una canzone. La ascolterai regalandole la tua commozione perché ti tenga caldo. Poi ti rimetterai all’opera. Con la furia dei tuoi tendini. Le unghie che avrai incurvato ad artigli. La lingua con cui farai scivolare ogni oggetto. La gola che inghiottirà anche catrame se necessario.

E se ce ne sarà bisogno, prima dell’atto finale, prima di quando non troverai più nelle mani il tutto che era una volta, potrai rimettere su ancora quel disco. Che ti porterà all’uscita. Che importa se sia o meno musica da film. Sarà arrivato il silenzio. Senza allarmi, senza sorprese. In pace eterna.

04.

A LIFE WITHIN A SONG – 9: EXIT MUSIC (FOR A FILM) + NO SURPRISES (RADIOHEAD)

05.

Maybe the most reasonable thing you can do is having a laugh. The ones which rip up the mouth. Even if there’s such a chill, your heart smells like a landfill now too full and you don’t guess the carbon monoxid is the right answer the nerves accept.

Do you what a spineless laugh is? Off-key, unrefined, rough? Yeah, precisely that one. That one to keep you strong standing upright when you become aware that your job is slowly killing you and the bruises with which it stains the skin, punch holes in the muscles and chain the soul well, they won’t ever heal. You can’t be healed by a job that gets on consuming you from the edges.

You can repeat thousand times you longed for a calm way of life, the newspaper in the morning, the pause at the coffee vending machine, the bus to come back and then only to organize the hours that lasted with cinema, pub, live music, parlor, football game on tv, meeting with intelligent and educated celebrity who signs the last fatigue, cigarette on the wayside of the river, two scoops ice-cream cone garnished with whipped cream in the middle of the central square.

Tired but happy, remember? Then you got on thinking that no… this government… well, they didn’t speak for us anymore and how it always happens, a bellyache picks up another one with it. And so your kind house was no more enough, your so pleasant garden so green-red-and-yellow was no more enough Nothing was no more enough. But what to replace the whole of it? What have you replaced with your final fit?

06.

Your dreams they woke you up. They’ve dried all your tears and prepared you for the big howl. That you’ll do, for sure. Then you’ll pack your suitcases, you’ll put heavy dresses into, you’ll keep breathing and jump down before all hell breaks loose. You won’t lose your nerve. Simply you’ll stop when you understand that you can’t do this alone.

And so you’ll put a song on. You’ll listened to it giving your emotion to keep you warm. Then you’ll work on once more. With the fury of your tendons. The nails you’ll have arched like claws. The tongue on which you’ll let every object slide. The throat will swallow even the tar if necessary.

And if necessary, before the final act, before the moment you won’t find in your hands anything of the whole it had been once, you can put the record on once more. It will lead you to the exit. It doesn’t matter if music for a film or not. Silence will be present. No alarms and no surprises. In everlasting peace.

07.

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2 thoughts on “Una vita dentro una canzone – 9: Exit Music (for a film) + No Surprises (Radiohead)

  1. Adoro i Radiohead e leggendo questo tuo post non ho potuto non notare come le canzoni,alcune volte,ci rispecchino a tal punto che sembrano essere state scritte di nostro pugno…la malinconia,l’angoscia e forse la rabbia che mi pare di scorgere nelle tue parole si adatta perfettamente alle canzoni che hai scelto.scusa l’intrusione,ma non potevo non leggere(e poi commentare)un post con 2 delle mie canzoni preferite! B

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