Una vita dentro una canzone – 7: My Father’s House (Bruce Springsteen)

 

01.

Ogni tanto ci torno. Arrivo davanti al portone, mi fermo e guardo. La casa di mio padre, il cortile, il grande pioppo che divide la siepe. Più che vedere immagino. Immagino i ricordi. Sono le voci che si alzano e che arrivano da quando smisi di essere bambino.

Non smetto di fermarmi neanche quando ci capito per una ragione che non sbuca dal passato. Non c’è più mio padre, non ci sono più io e anche la casa a quest’ora avrà coperto la nostra memoria con la memoria di chissà chi altro. Però continua a chiamarmi.

La vedo solitaria, la vedo colma di anni, la vedo fredda eppure ogni volta è come un faro che brilla in mezzo a dove tutto intorno è notte. La casa di mio padre continua a strapparmi gli abiti da dosso e a graffiarmi le braccia e ogni volta non è un sogno da cui poi mi risveglio col piacere di un turbamento intenerito.

SPRINGSTEEN

La casa di mio padre racconta la mia storia, che non è poi una storia da raccontare a chiunque altro che non sia io. Di quando non eravamo lontani l’uno dal cuore dell’altro, di quando le ore potevano cadere e squagliarsi a volontà perché ce ne erano ancora infinite dopo e l’aria penetrava dentro le finestre col suo carico leggero.

La vedo adesso la casa di mio padre e non cedo spazio alle promesse rotte, le luci spente, i nostri peccati inespiati che pure la abitarono. Mi sveglierò dopo che avrò ripreso a camminare, altrimenti che vale essermi fermato? La casa di mio padre nella mia testa mi dice che il sole mi scaldava la pelle, non mi strozzava il respiro. Che se dicembre era rigido mi bastava dar retta a mia madre e non consultare i meteorologi.

03.

Mi dice che il domani non è un paese straniero dove tutto si fa in maniera diversa, che non c’è il diavolo a braccarmi alle calcagna, che la felicità è una parola che si può ancora pronunciare, che non mi sento parte del mondo solo quando vado a dormire la sera.

04.

Mi dice che niente e nessuno poteva farmi male perché il male nulla poteva quando si trovava davanti la casa di mio padre. Io so bene che se ora suonassi alla casa di mio padre sull’uscio vedrei comparire una donna e, dopo averle raccontato la mia storia lei, da dietro una catenella, mi direbbe: «Scusa, figliolo, ma nessuno con quel nome abita più qui».

E ho pure sentito una voce che mi ha detto che farei meglio a tirare dritto ogni volta che passo accanto alla casa di mio padre. Ma non sempre siamo pronti a fare quello che è meglio per noi. Se la casa di mio padre ha ancora cose da dirmi io continuerò a guidare e fermarmi nel punto in cui posso vedermi prima o poi uscire a giocare in cortile con un pallone più grande delle mie mani.

 

A LIFE WITHIN A SONG – 7: MY FATHER’S HOUSE (BRUCE SPRINGSTEEN)

05.

Sometimes I come back there. I arrive in front of the main door, I stop and stay watching. My father’s house, the courtyard, the big poplar that divides the hedge. More than watching, I imagine. I recall memories. They’re voices raising and arriving from a place when I stopped being a child.

I stop also when I happen there not for a reason coming from my past. My father’s not there, me too and also the house now it will have our memory covered with the one of who knows whom. But it goes on calling me.

I see it solitary, I see it full of years, I see it cold and yet every time it’s like a lighthouse shining where everything is night. My father’s house goes ontearing my clothes and scratching my arms and everytime it’s not a dream I wake from with the pleasure of a touched state.

My father’s house tells my story, and it’s not a story that’s to be told everyone but me. About when we weren’t pulled apart from each other’s hearts, about when the hours could fall and liquefy because they had limitless behind them and the air got into the windows with its light load.

07.

I watch my father’s house now and I don’t give space to the broken promises, the turned off lights, our sins that lie unatoned which although dwelt there. I’ll wake up after I’ll have set myself walking, otherwise what’s worthwhile been stopped there? My father’s house says in my brain that the sun warmed my skin without choking my breath. It tells that if December was frigid I had only to follow my mother’s advices without checking the weathermen.

It tells that tomorrow it’s not a stranger land where everything is done in a different way, that the devil is not snapping at my heels, that happiness is a word you can still pronounce, that I don’t feel part of the world only when I go to sleep the night.

It tells that nothing and none could harm me because the woe could nothing when it was in front of my father’s house. I’m sure if I rang now at my father’s house, I’d see a woman coming on the porch and that after telling her my story she, through a chained door, would tell me: «I’m sorry, son, but no one by that name lives here anymore».

And I heard even a voice that told me I’d better to linger on when I happen near my father’s house. But not always we’re ready to do what’s better for us. If my father’s house has still something to tell me I’ll go on driving and stop just where sooner or later I can see me go out playing in the courtyard with a ball bigger than my hands.

08.

Annunci

One thought on “Una vita dentro una canzone – 7: My Father’s House (Bruce Springsteen)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...