Rock around the Blue

01

In principio fu Miami Blue Bottazzi. Poi si vede che Miami divenne troppo di moda e insieme al chitarrista alla sinistra del Boss lo perdette per strada. Blue resta tutt’ora. Da quando nel 1978 uscì Blue Valentine a firma di Tom Waits. Chi scrive imparò a conoscerlo dalle colonne del Mucchio Selvaggio, il mensile più grandioso nella storia della divulgazione della musica rock. Da valere quanto il disco acquistato e messo sul piatto.

Articoli memorabili quelli di Blue Bottazzi. Quelli su Springsteen innanzitutto. Pura lirica. Suonavano come colloqui intimi tra lui e il Boss. E chi nella propria camera leggeva provando poi a scriverne uno tutto suo (per poi scoprire che era più facile ricopiare) si sentiva come il terzo anello della compagnia. Da qualche mese Blue è uscito con Long Playing – Una Storia del Rock (lato A, anni Sessanta e dintorni), prima parte del lungo viaggio dentro il racconto del rock. In attesa del secondo volume gli abbiamo chiesto di scendere dall’adorata moto per due parole sulla sua fatica e sulla colonna sonora dei nostri anni.

02

Nell’età dell’oro non si potevano acquistare più di tanto i dischi perché eravamo giovani squattrinati, quindi si cercava di saperne il più possibile con le riviste. Oggi, quando mediamente i giovani hanno più grano in tasca e i dischi costano proporzionalmente meno, i cd non si vendono più e le riviste invece pure. Fermiamoci: cosa non abbiamo capito?

«Si paga il paradosso che la musica rock è una musica giovanile, ma quelli che l’ascoltano oggi sono adulti, gli ex giovani degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Il rock non è più la colonna sonora della nuova generazione, che a quanto ne so, probabilmente anche per colpa della deragliata organizzazione sociale che stiamo lasciando loro in eredità, del cupo pessimismo di questi giorni del dio finanza, una colonna sonora non ce l’ha, come non ha una propria (contro)cultura. Da questo punto di vista siamo degli sconfitti, noi figli dei fiori, anche se non è ancora detta l’ultima parola: potremmo ancora prendere la Bastiglia e far rotolare qualche testa.»

Nel tuo libro scrivi: “Qualche artista è riuscito a rimanere grande per un decennio, ma quasi nessuno per tutta la vita”. Fuori il nome o i nomi che rientrano in quel ‘quasi’.

«Gli scrittori danno il loro meglio da vecchi, i musicisti da giovani. Chi è rimasto in prima linea più a lungo? Bob Dylan senz’altro. Paul McCartney. I grandi bluesmen del passato, ma per loro era più facile, avevano un genere molto codificato. Chuck Berry suonerà la Gibson fino al giorno del suo funerale. Neil Young certamente, lui non arrugginisce. Tom Petty & The Heartbreakers hanno trovato nuova linfa, Mojo del 2010 è un disco perfetto. L’avessero inciso nei Glory Days, oggi lo paragoneremmo a Happy Trails. Springsteen invece ha deluso, così come gli Stones: si sono arresi al business.»

L’ultimo grande disco e l’ultima grande canzone in ordine di tempo che hanno scritto la storia della musica rock.

«One Headlight dei Wallflowers. Under The Table di Dave Matthews Band. Ma anche Yankee Hotel Foxtrot dei Wilco è grande, e i Black Crowes, prendi Wiser For The Time, è uno dei migliori live di sempre.»

03

Hai scritto che Woody Guthrie diede una lezione a un giovane Bob Dylan, che la tenne buona per tutta la vita: non avere idoli. Ma cosa sarebbe stata la storia della musica rock, proprio nella sua golden age, senza le urla dello Shea Stadium nel 1965 per i Beatles?

«Il rock è fatto di idolatria, e mi sta benissimo. Io personalmente non ho idoli, nel senso che non rinuncio mai a una lettura critica, non solo nella musica, ma anche in politica o in qualsiasi altro campo. Non ho necessità di bandiere e forse è per questo che lo sport non mi ha mai detto niente, al di fuori della rilettura romantica alla Gianni Brera dei miti del passato, tipo Riva, Rivera e Mazzola o Coppi Bartali o la Porsche 911 alla 24 ore di Le Mans. Ciò non mi impedisce di approcciare la musica, come il cinema o la letteratura, con amore. Ma senza paraocchi. Che la maggior parte delle persone abbia bisogno di una bandiera, non credo mi disturbi; anzi, mi piacerebbe avere dei fan che seguano le uscite dei miei libri…»

Nei tuoi articoli esce il piacere del racconto di un album, il gusto della parola per accendere nel lettore gli stessi sentimenti che ti hanno mosso qualcosa dentro quando per la prima volta hai ascoltato un certo disco. Chi oggi, della nuova generazione, può ancora accendere questa urgenza?

«Quando da teen-ager ho scoperto di non aver il talento per suonare uno strumento musicale è stato un brutto momento: avevo pensato proprio che sarei diventato il bassista dei Rolling Stones. Per fortuna ho quasi subito scoperto di avere il dono di raccontare la musica che ascolto, di descrivere cosa la musica smuove in me e di comunicarlo ai lettori. Così scrivo perché non so suonare. L’ultimo disco che mi ha esaltato? Going Back Home di Wilko Johnson e Roger Daltrey: un manifesto del rock’n’roll.»

04

Chi è stato il più grande musicista-scrittore della storia del rock?
«Musicista e scrittore assieme? Sono ruoli diversi, come ho scoperto con un po’ di sorpresa. Ci sono poeti che non sanno scrivere in prosa e grandi musicisti che non sono capaci di dare una risposta interessante in un’intervista. L’unico musicista che abbia saputo scrivere un buon libro, fra quanti ne ho letti, mi pare essere Bob Dylan.»

Chi il più grande critico?

«Più che la critica, che è sempre legata a una filosofia provvisoria, mi interessano i grandi cronisti. I miei preferiti li ho celebrati in Long Playing quando ho scritto, più o meno: Eleonora Bagarotti, per l’amore che porta ai musicisti di cui scrive; Nick Kent, per la consapevolezza di cosa è il Rock; Lester Bangs, per l’integrità che lo ha portato a non accettare mai un compromesso; Arrigo Polillo, per la cognizione di causa. Dei quattro, solo l’ultimo è un critico in senso stretto, ma di musica jazz.»

Il tempo stempera i giudizi? Non ti è mai capitato di rivedere un giudizio a distanza di anni e dire, fosse anche solo a te stesso: non capii un cazzo, questo disco è strepitoso!

«Ne parlo nel libro nuovo, in uscita, una sorta di diario/decalogo del rock. In un capitolo confesso i nomi dei musicisti che non ho capito subito, quelli di cui ho addirittura venduto il disco, per poi ricomprarlo e amarlo. E non sono pochi. D’altra parte se una cosa è nuova, nuova davvero, se non addirittura in anticipo sui tempi, può essere difficile capirla al primo ascolto. Abbiamo il difetto di cercare ciò che già conosciamo, ciò che abbiamo già sentito. Ma quei dischi li abbiamo già: non dovremmo mai rinunciare a crescere, ad andare avanti. Tutto il contrario di quello che succede in questi giorni di reflusso e di box antologici.»

Chi è oggi la next big thing?

«Oggi la big thing è sopravvivere. Ma se parli di musica, negli anni Novanta erano Phish e DMB, negli anni Duemila Black Crowes e Wilco. Sempre a coppia, come Beatles e Rolling Stones.»

Con chi oggi non faresti uscire tua figlia?

«Temo non chiederebbe il mio parere. Anzi, sotto sotto lo auspico. Comunque Chris Robinson.»

Hendrix, Morrison, Joplin, Jones, Cobain, Buckley father & son, Winehouse, Parsons: chi si è bruciato troppo presto? Quale morte ti ha fatto soffrire di più?

«Warren Zevon, John Belushi e, a posteriori, Gram Parsons.»

Da una parte Jimi, Janis, Jim, Kurt, Brian, Amy… Dall’altra: Bob, Paul, Mick, Keith, Neil. Due sfere opposte nella storia del rock…

«Io sono d’istinto dalla parte di chi combatte, non di chi si arrende. Il mio uomo è Keif.»

Nella struttura del tuo libro ho notato una similitudine con un vecchio testo di Ermanno Labianca: un capitolo a parte per le musiciste e le cantanti. Fuori dai denti: lo vedo come un ghetto. Possibile continuare a parlare delle donne evitando di farle rientrare nelle vene del racconto principale insieme ai loro colleghi maschi senza doverle ordinare in un’enclave protettiva?

Lo spiego nell’introduzione del capitolo: è il rock a essere maschilista. Quante chitarriste soliste conosci? Quante tastieriste? Comunque non ho niente contro la differenza fisiologica fra femminilità e mascolinità. I miei modelli sono ancora quelli della generazione di Steve McQueen, Clint Eastwood e Jean Paul Belmondo.»

Padre, Figlio e Spirito Santo della musica rock.
«Ah ah, la battuta è: Dylan, Cohen e Nick Cave, e Tom Waits lo zio strano, ma vale per i cantautori. La trinità che ha codificato la musica rock è rappresentata da Dylan, Beatles e Stones, ma lo spirito santo è Chuck Berry. Elvis al massimo era il pontefice.»

05

L’album supremo.
«Sceglierne uno fra tutti? Inevitabilmente Sgt.Pepper.»

La canzone suprema.
«Bella domanda, davvero. Shaking All Over, un pelo sopra a Wild Thing.»

Che fine ha fatto Miami (nel senso di Blue Bottazzi non di Steve Vand Zandt)?

«Lo racconto nel nuovo libro. Grazie, belle domande, è stato un piacere trovare le risposte. Comprate il mio libro.»

ROCK AROUND THE BLUE

06 (inglese)

At the beginning it was Miami Blue Bottazzi. Then ,maybe because of Miami was getting to become too cool, together with the guitarist that appears on the left of the Boss, he lost it on the way. Blue still remains. Since, in 1978, Tom Waits’ Blue Valentine was out for sale. Who’s writing knew his name by Mucchio Selvaggio columns, the greatest monthly magazine as far as the all history of r’n’r popularization is concerned. To be worthwhile just like the record bought and put under the needle.

Unforgettable Blue Bottazzi pieces. The ones on Springsteen above all. Pure lyric. They sounded like private investigation between he and the Boss. Who in the bedroom would read trying to make the same writing another one (just to under stand it would be easier to copy it all) felt the third ring of the chain. Some months ago Blue published Long Playing – Una Storia del Rock (lato A, anni Sessanta e dintorni), [Long Playing – A History of Rock (Side A, The Sixties and around)], first part of the long trip within the tale of rock. Waiting for the second volume, we’ve asked him to go down his adored motorbike just to exchange a bunch of words on his book and the soundtrack of our years.

During the golden age we couldn’t afford buying so many records because we were young penniless dudes, so we tried to capture all we could about rock from the magazines. Today, that boys and girls got much money in their pockets than us and the records are usually less expensive, the compact disc is in crisis and the magazines as well. Let’s stop: what did we misunderstand?

«We suffer the paradox that rock is a music for the youth, but those who listen to it are adults, the former young of Sixties, Seventies and Eighties. Rock is no more the soundtrack of the new generation, maybe also on account of the derailed social organization were disposing to them, the gloomy pessimism of the High Finance of these days. They havent’s a personal soundtrack and they haven’t a counterculture as well. About this point of view we’re losers, we, the hippies, even if not the last words has been pronounced: we still could cath the Bastille and get some heads rolling about.»

07

In your book you write: “Some artist succeded in staying at the top for a decade, but nearly none for a lifetime”. Who’s in that ‘nearly’?

«Writers give their best when they’re old, musicians when they’re young. Who remained in the front line longer? Bob Dylan, for sure. Paul McCartney. The great bluesmen of the past, but for them it was easier because they were within a so codified genre. Chuck Berry will be playing his Gibson till the his funeral day. Neil Young, for sure, he doesn’t become rusty. Tom Petty & The Heartbreakers got a new nourishment, Mojo, released in 2010, is a perfect record. If they had recorded it on the Glory days, now we’d compare it to Happy Trails. On the other hand Springsteen let us down, just like the Stones: surrended to the business.»

The latest great record and the song which wrote the history of rock.

«One Headlight by Wallflowers. Under The Table by Dave Matthews Band. But also Yankee Hotel Foxtrot by Wilco is great, and the Black Crowes. Take their Wiser For The Time, one of the best live of all time.»

You wrote that Woody Guthrie gave Bob Dylan a great lesson he got with himself all lifelong: don’t have idols. But I wonder: what would rock history have been without Shea Stadium screaming and shouting for the Beatles on 1965?

«Rock is made by idolatry, and it’s good with me. Personally I don’t have idols, I never renounce to a critic interpretation of things, not only in music, but also with politics and so on. I don’t need flags. At the same time I approach music, movies, literature with love. But I d’n’t put blinkers on. If the greatest part of people needs a flag that don’t bother me. I’d like getting fans following my books.»

08

In your pieces is natural to feel the taste you get speaking about an album, the taste of the right word able to light up in the readers the same feelings you got when you put that record on the first time. Today, about the musicians of the new generation, who of them can light up this needs?

«When teen-ager I realized I didn’t have any kind of talent to play a musical instrument, well, it was such a bad moment: I thought I would become the Rolling Stones bass player. Luckily I realized I had the gift to narrate the music I listen, to describe what music moves inside of me and to communicate it to the readers. So I write because I’m unable to play. The latest record that excited me? Going Back Home by Wilko Johnson and Roger Daltrey: a rock’n’roll manifesto.»

Who’s been the greatest musician-writer of all time rock music?

«Musician and writer all together? They’re different roles, I discovered it with a little surprise. There are poets unable to write prose and great musicians unable to give an interesting answer during an interview. The sole musician who succeeded in writing a good book, among those I read, I think it was Bob Dylan.»

09 09 bis

Who’s been the best music critic?

«More than critics, always linked to a temporary philosophy, I’m interested in great reporters. I’ve celebrated my own favourite in Long Playing when I wrote, more or less: Eleonora Bagarotti, for the love she feels for the artist she writes about; Nick Kent, for the awareness of what Rock is; Lester Bangs, for the integrity that brought him not to accept a compromise ever; Arrigo Polillo, for the awareness of the facts. Among them only the last one is a real critic, but about jazz music.»

Do you think Time waters down judgments? Did it ever happen to you to change a judgment after years and years and saying to yourself: I didn’t understand a damn thing, this record’s terrific?

«I talk about it on my new book I’m on now, a sort of rock diary/decalogue. On a specific chapter I confess the names of the musicians I didn’t understand at the moment, those of which I sold the record just to buy it again and love it. They’re not few. It’s natural that a new thing, really new, in advance on times, can be misunderstood when you listen to it the first time. We got the lack to search for what we already know, what we’ve already listened to. But we still have those records: we never should renounce to grow, to go ahead. Just the contrary of what is happening now in these days of ebb and flow and full of anthological boxes.»

Who’s today the next big thing?

«Today the Big Thing is to survive. But about music, during the Nineties it was Phish e DMB, last decade Black Crowes and Wilco. Always double, just like the Beatles and the Rolling Stones. »

With whom you wouldn’t let your daughter get out?
«I don’t think she’d ask for my opinion. Actually, whispering I wish for it. But I’d say Chris Robinson. »

10 10 bis

Hendrix, Morrison, Joplin, Jones, Cobain, Buckley father & son, Winehouse, Parsons: who burned too early? Which death made you suffer most?

«Warren Zevon, John Belushi and, in retrospect, Gram Parsons.»

On one side: Jimi, Janis, Jim, Kurt, Brian, Amy… On the other: Bob, Paul, Mick, Keith, Neil. Two different spheres on the rock history…

«I’m for those who fight, not the ones who give up. My man is Keif.»

In the structure of your book there’s a frame I don’t like: a chapter apart for female artist. It sounds like a ghetto, such as women couldn’t stay inside the main history.

«I explain it in the introduction: it’s the rock itself to be male chauvinist. How many female solo guitarists you know? How many female keyboard players? However I’ve nothing against physiological difference between womanliness and manhood. My models remain those of Steve McQueen, Clint Eastwood and Jean Paul Belmondo generation.»

Father, Son and Holy Spirit of rock music.

«Dylan, Cohen and Nick Cave. Tom Waits is the awkward uncle, but it is worth only for the songwriters. Trinity which codified rock is represented by Dylan, Beatles e Stones, but the Holy Spirit is Chuck Berry. Elvis was the Pope at the most.»

The supreme album.

«Just one? Inevitably Sgt.Pepper.»

The supreme song.
«Beautiful question indeed. Shaking All Over, a comma over Wild Thing.»

What was of Miami (in the meaning of Blue Bottazzi not Steve Vand Zandt)?

«I tell it in my new book. Thanks for the questions, it has been a pleasure to answer them. Don’t forget to buy my book!»

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