Boris Yellnikoff, un genio

01 Larry David, alias Boris Yellnikoff in BastaCche Funzioni

Ateo, fatalista illuminato, nichilista, cinico, ipocondriaco, esteta, ansiogeno, allergico all’umanità e alla riproduzione della specie, idiosincratico verso qualunque movimento che si coniughi con la parola sport, canticchia “tanti auguri a te” dedicandosela due volte quando si lava le mani così per eliminare i germi. Uno che non è simpatico a nessuno e per cui la simpatia non è mai stata una priorità. In due parole: un genio.

Boris Yellnikoff, partorito dall’instancabile mente di Woody Allen, è il vero genio che si produce con parsimonia attraverso l’irrazionale strofinio delle vite che vengono a contatto le une con le altre nel girare del pianeta terra. E non solo perché mente eccelsa, ex professore di meccanica quantistica alla Columbia University in odor di Nobel. Ma perché portatore sano di una cattiveria fenomenale nel fotografare l’esistenza che gli scorre dentro mediata da quella che gli cammina a fianco.

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Abita al Village di New York, si trascina una gamba dopo un tentativo di suicidio che lo vide planare dalla finestra di casa su un ombrellone, passa il tempo tra i suoi amici intellettuali, una giovane donna, Melody, che è quanto di più lontano da lui («una cara ragazza stupida oltre ogni immaginazione») e insegna ai bambini a giocare a scacchi. Insegna, parola grossa. Ci prova ecco. Eppure, anche se finisce puntualmente apostrofandoli come idioti, imbecilli, stupide cimici, zombie con la testa vuota, specie di lombrico, anche se rovescia addosso loro la scacchiera («Ha 8 anni? Sarà stupido e incompetente anche a 58», dice alla madre di uno di loro), il suo accendersi contiene la scossa contro l’inerzia e il torpore vegetale dentro cui ci vede condannati.

Condannati almeno finché non ribalteremo il falso concetto che manteniamo come primo motore del nostro vivere: il genere umano si considera fondamentalmente buono. Invece nella stragrande maggioranza siamo ancora gemelli dell’uomo di Neanderthal. La prova? Abbiamo dovuto inventare le toilette automatiche perché non tiravamo mai la catena dopo averla fatta.

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Eppure qualche idea la avrebbe per un’umanità leggermente migliore, seppur non in grado di avvicinare la sua mente di uomo speciale: 1) costruire dei campi di concentramento per metterci dentro i bambini liberandoli così dalla nefasta influenza dei genitori; 2) estendere la pena capitale ai padroni che non puliscono dove cacano i loro cani, a chi va in bici sui marciapiedi, a chi chiama “mammina” la propria madre; 3) fare terra bruciata dei professionisti delle religioni.

Finito qua? No, in questo mondo da “cane mangia cane”, ci sarebbe anche da raddrizzare la massa di chi pensa che la vita sia peggiore di quella che è già di per sé, dare un taglio alle chiacchiere inutili che ci fanno così felici («tanto prima o poi vi ficcano in una scatola»), lasciare stare il prossimo con i nostri “avrei potuto/ avrei dovuto”. E soprattutto non dimenticare mai una verità semplice come una favola: veniamo al mondo per puro caso, cosa stiamo a cercare un senso nel vasto e inesprimibilmente violento buio dell’universo?

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Eppure anche Boris Yellnikoff convive con gli attacchi di panico che lo portano al pronto soccorso, le botte d’ansia che cerca di anestetizzare organizzando le sue giornate con metodo e costanza. Lui, dopo un urlo in piena notte, occhi a palla davanti al televisore spento afferma spaventato di aver visto l’abisso («Niente paura, guardiamo qualche cosa d’altro», gli risponde Melody armeggiando con il telecomando).

Lo salva il suo spirito nero. Il sarcasmo senza limiti. La sua visione d’assieme. La luce che ha dentro, più forte di ogni temporaneo black out. Quella luce che dice che niente dipende dal genere umano perché è la fortuna a guidarci. Che la salvezza sta in “basta che funzioni”. Basta non fare del male a nessuno, basta tirar su di tanto in tanto una briciola di felicità. Che c’è per lui, il genio. E c’è per noi, i microbi.

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BORIS YELLNIKOFF, A GENIUS

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Atheistic, enlightened fatalist, nihilist, cynic, hypochondriac, esthete, allergic to human kind and species reproduction, idiosyncratic to each kind of movement linked with the word “sport”, he intones “Happy Birthday” to himself twice every time he washes his hands to get the germs out. A man who knows he’s not a likeable guy and that charme’s never been a priority with him. In two words: a genius.

Boris Yellnikoff, born from Woody Allen’s tireless mind, is the real genius blossomed rarely by the irrational motion of lives that mess on planet earth.  And not only because he’s sublime minded, former professor of quantum mechanics at the Columbia University of New York, likely to be Nobel. But because he’s a immune carrier of a terrific wickedness in having a picture of the existence that flows inside of him connected with the one that walks beside.

 He lives in the Greenwich Village, New York, has a stiff leg on account of an attempt to commit suicide, spends his time with his intellectual friends, a young woman, Melody, the most distant person from him, («a girl stupid beyond all comprehension») and teaches children how to play chess. Teaching… pious hope, Well, he tries.  And yet, even he ends up regularly apostrophizing them as idiots, imbeciles, stupid bug, empty headed zombies, species of earthworm, even if he overturns the chessboard on them («He’s 8? He’ll be an incompetent and idiot at 58», he said to the mother of one of them), his firing up contains the shock against the inertia and the vegetable torpor into which we’re doomed.

08. boris e woody

Doomed until we’ll go on trusting the fallacious notion that people are fundamentally decent. Because the reality says that the majority of us is still twined to the man of Neanderthal. The evidence? We’ve been obliged to create automatic wc because we’ have forgotten to flush the toilet.

And yet he’d have a bunch of ideas for a better humanity even if always far from his mind of special one: 1) arranging a concentration camp for children to free them from their relatives, 2) extending the death punishment to the dogs’ owners who don’t polish the items of their animals, those who ride bicycle on sidewalks, those who call mum their mother, 3) scorched earth along around professional of religions.

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Is it all? No, in this world of “dog eat dog”, it should be to restore the mass that thinks that life is worse than it it is by origin, give it a cut to useless cheats that make us so happy (sooner or later «they put you in a box»), leave in peace our brothers and sisters from our “I could have / I should have”. And above all never forget a truth so simple like a fairytale: we get born by chance and so why we’re searching for a meaning in the vast, black, unspeakably violent and indifferent universe?

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And yet even Boris Yellnikoff lives side by side with panic attacks that force him to go to the emergency, punches of anxiety that he tries to anesthetize organizing his days with method and perseverance. After a howl breaking the night, astonished in front a turned off television set, he declares he’s seen the abyss («Don’t worry, we watch something else», Melody answers back handling the remote control).

He’s saved by his black humour. The limitless sarcasm. The fact he sees the all picture. The light inside of him, stronger than any temporary black out. That light that says that nothing depends on human kind because it’s just the luck to drive us. That the deliverance is “whatever works”. It’s enough not to hurt anyone, it’s enough to pick up a crumb of happiness. That’s for him, the genius. And for us, the microbes.

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