Minimum fax, 20 anni sulle strade degli States

Daniele di Gennaro Foto di Enrica Speziale
Daniele di Gennaro Foto di Enrica Speziale

Nata nel 1994 minimum fax è ormai una realtà affermata tra le case editrici italiane. Un catalogo ricco di romanzieri e poeti che, celebri o meno conosciuti al grande pubblico, offrono una letteratura di alta qualità. Un marchio che per gli appassionati di narrativa americana è ormai sinonimo di garanzia. Occasione buona quindi per scambiare due parole con Daniele di Gennaro che, dopo aver suonato il sax e la chitarra e capito che giurisprudenza non era nelle sue corde, scommise con Marco Cassini su un’avventura che oggi compie vent’anni.

Cos’ha portato la vostra casa editrice a guardare con così tanto interesse verso gli States?

«Una passione per la trasformazione dei linguaggi, che nel ‘900 americano ha visto dei grandi artisti creare innovazione linguistica, nella letteratura come nelle altre arti. Una disinvoltura di cui un paese giovane come gli Usa è stato capace anche grazie al minore peso che la tradizione ha rispetto al  retaggio europeo.»

Vi affidate a un’agenzia di scouting per decidere quali autori nordamericani presentare al pubblico italiano o la passione per quella terra continua a rimanere il primo motore che vi permette di appoggiarvi ancora sul vostro fiuto?

«No. Il lavoro di Martina Testa, nostro direttore editoriale e responsabile della narrativa straniera, è fondamentale per fiuto e competenza. Le ultime pubblicazioni di Jennifer Egan e di George Saunders rappresentano l’assoluta eccellenza e l’innovazione di quel panorama letterario.»

Qual è il vostro progetto nella pubblicazione di titoli che, tra narrativa e saggistica, ci raccontano la vita e l’evolversi della società statunitense?

«Mentiremmo se dicessimo che a monte c’è un progetto definito. Partimmo con le poesie di Ferlinghetti, Ginsberg e Bukowski. Poi l’opera omnia di Raymond Carver. Poi i contemporanei selezionati negli anni ’90 in un’antologia, Burned Children of America, curata dal mio socio Marco Cassini e da Martina Testa, che esprimevano la narrativa dell’inquietudine e dell’inadeguatezza rispetto alla società che viveva sotto la presidenza di George Bush. Poi il recupero dei classici contemporanei come Richard Yates, Walter Tevis, Bernard Malamud e così via.»

Raymond Carver e Gordon Lish
Raymond Carver e Gordon Lish

Avete pubblicato Raymond Carver. Può darmi la sua opinione sulla querelle tra lo scrittore e il suo editor Gordon Lish?

«A me piacciono entrambe le versioni. Quelle editate da Lish e quelle integrali. Abbiamo pubblicato nell’opera omnia entrambe le versioni. Amiamo gli autori che pubblichiamo, come vediamo ogni giorno l’importanza del lavoro degli editor a fianco dei nostri autori italiani. Un lavoro di ragionamento comune e proposta, mai impositivo. Lavoro che è una delle parti fondamentali della cura della proposta editoriale.»

Il mercato editoriale Usa legato alla letteratura dimostra da decenni che non c’è bisogno che una scrittrice di racconti vinca il Nobel per arrivare a considerare il racconto come alta espressione letteraria. In America il racconto non ha mai avuto bisogno di essere sdoganato. In Italia sì. Cosa le insegna questo parallelo?

«Il racconto, come le poesie, quando nei primi anni ’90 cominciammo le pubblicazioni, erano considerati generi commercialmente minori. La lezione di Carver sul cesello della short story ci insegna come gli equilibri nella forma racconto siano ancor più delicati e fondamentali per la sua struttura. Un romanzo bello può reggere una pagina più debole. Un racconto no. Se un corridore sbaglia un passo sui cento metri piani arriva ultimo. La dignità di genere letterario del racconto non è seconda ad altri generi, e nelle mutazioni attuali dell’attitudine alla lettura volte alla brevità avrà comunque una fase di crescita.»

Avete da poco presentato l’ultimo libro di George Saunders, Dieci dicembre. Un racconto più bello dell’altro, ma appunto un libro di racconti. Dica la verità, ne avete deciso la pubblicazione dopo la solita riflessione sull’opportunità economica di farlo?

«Non proprio. Saunders è uno dei più stimati scrittori fra i nostri stessi autori americani. Dieci Dicembre si porta dietro degli straordinari blurb di Franzen, Egan, Smith, Pynchon, e un “il più bel libro che leggerete quest’anno” dichiarato dal New York Times Magazine. Cominciammo nel 2009 con una raccolta di saggi, Il megafono spento e, l’anno successivo, con la raccolta di racconti Nel paese della persuasione, adesso è in uscita Pastoralia a cui seguirà Il declino delle guerre civili americane.»

Quali, tra i titoli nordamericani che avete pubblicato, lei ricorda con più affetto?

«Episodi incendiari assortiti di David Means, una raccolta di 13 racconti uscita nel 2003 e recentemente riproposta in formato tascabile nella nostra collana mini. Fu per me una rivelazione, una sorta di ustione, uno schiaffo, un libro struggente, mai enfatico.»

Revolutionary road

Qual è tutt’ora il titolo Usa che ha venduto di più?

«Revolutionary Road di Richard Yates.»

Quante copie?

«All’incirca quarantamila.»

Sembrate girare al largo da una formula che qualche anno fa da noi venne quasi considerata la salvatrice della letteratura italiana: il crime o noir che dir si voglia. Perché questo tipo di scelta?

«Nessun tipo di pregiudizio. La gabbia tecnica della narrativa di quel genere si apre anche alla grande scrittura ed è uno strumento efficacissimo per catturare l’attenzione di tanti lettori. Si tratta di una questione di gusto. Prevalentemente non ne facciamo. Un’eccezione: la trilogia dei Vedovi Neri di Isaac Asimov.»

Che impressioni ricevete sull’Italia dagli autori che invitate in Italia per incontri e fiere del libro varie?

«Mah. La casa editrice si mobilita per intero come fosse un comitato d’accoglienza full time. Il nostro paese risulta comunque ai loro occhi sorprendente, per colori, gestualità, la convivialità a tavola, la qualità del cibo, la competenza di alcuni loro intervistatori e la passione enorme che i lettori manifestano loro di persona in coda agli incontri pubblici.»

sloman

Da dylaniato ultratrentennale: un eccellente libro che ultimamente avete pubblicato è il racconto di Larry “Ratso” Sloman sulla Rolling Thunder Revue che, nella sua prima versione del 1975, riportò sulla strada Bob Dylan dopo quasi dieci anni di assenza da un vero e proprio tour. Cosa vi ha convinto a pubblicarlo?

«La collana di libri musicali è frutto di una ricerca su due fronti fondamentali: il livello di innovazione artistica dei protagonisti, e la qualità della narrazione oltre il mondo artistico del tessuto sociale della loro epoca. Il lavoro di setaccio di Dario Matrone che segue dall’interno di minimum fax tutta questa ricerca, è davvero formidabile. Il libro di Sloman su Dylan regala la prospettiva della testimonianza diretta della vita quotidiana in tour. Una tournée che coinvolse artisti come Joan Baez, Joni Mitchell, Arlo Guthrie, Ramblin’ Jack Elliott, Allen Ginsberg.»

Come giudica oggi lo stato di salute della narrativa americana?

«Un giudizio complessivo in un ricco contesto di grande diversità non è facile. Fatti salvi i picchi di eccellenza, oggi gli autori Usa vivono meno in contatto fra di loro, rappresentano meno un movimento culturale rispetto agli anni ’90 in cui li abbiamo conosciuti. Sono come delle star impegnatissime in serrati tour promozionali, che li portano a non vivere la quotidianità virtuosa dei loro esordi. Cambiato lo scenario sociopolitico da Bush a Obama, alcuni di loro hanno perso un po’ di verve polemica, ma non vorrei esprimere giudizi generici su persone così diverse fra loro.»

Quali i nomi dell’ultima generazione su cui si sentirebbe di scommettere?

«Teddy Wayne, con il romanzo La ballata di Jonny Valentine, di prossima uscita nella collana Sotterranei. Una satira sulla vita delle pop celebrity, un personaggio letterario carismatico, fortemente contemporaneo, che vive il contrasto fra la sua ingenuità e la brutalità del marketing.»

Quali sono le differenze più evidenti nel modo di procedere tra una casa editrice italiana e una americana che vuole offrire libri di qualità?

«L’investimento nella ricerca, nell’attenzione e nella cura dei dettagli fanno parte del medesimo mestiere. Le publishing house americane possono contare su un mercato sterminato in patria e fuori, data la forza della lingua inglese. Hanno quindi più strumenti.»

Che titoli avete in programma per il 2014?

«Mi sento male a citarne alcuni e non altri. Ci provo: fra i tanti, le nuove prove narrative di Sam Lipsyte e Teddy Wayne, un Charlie Mingus, un libro su Cassavetes, Pastoralia di George Saunders, e così via scusandomi con gli altri circa venti titoli.»

MINIMUM FAX, 20 YEARS ON AMERICAN ROADS

Born in 1994 minimum fax is by now an asserted reality among italian publishing houses. An index so full of novelists and poets who, famous or not, offers a literature of highest level. A brand that for Italian fans of American literature is a synonymous of reliability. Therefore a good occasion to chat with Daniele di Gennaro who, after playing sax and guitar and realizing that Law in university was not for him, bet on an adventure that this year turns twenty.

What brought minimum fax to have this particular attention toward United States?

«A fascination for the transformation of the language that all along the US ‘900 has shown great artists to create a linguistic innovation as in literature as in other kind of arts. A nonchalance that a so young land like Usa has been capable to exhibit thanks to a smaller baggage of tradition compared to the european legacy. »

Do you trust a scouting agency to decide which north-american writers are worth being presented in Italy or the passion for that land is still the heart of your way of working that let you trust your intuition?  

«No. Martina Testa, our editorial director and responsible for foreign fiction, is essential for intuition and expertise. Jenifer Egan’s and George Saunders’ latest printings represent an absolute excellence and innovation of that literary scene.»

Which is your project in publishing books that, both in fiction and essay, tell us life and the development of american society?

«I’d lie if I told you there’s a well-defined project. We started with the poems of Ferlinghetti, Ginsberg e Bukowski. Therefore Raymond Carver opera omnia.  Then the contemporaries selected in the ‘90s in an anthology, Burned Children of America, cured by Marco Cassini, my partner, and Martina Testa, that would express the fiction of anxiousness and inadequacy of the society under George Bush presidency.  Afterwards the rescue of contemporary classics such as Richard Yates, Walter Tevis, Bernard Malamud and so on.»

You’ve published Raymond Carver. Which is your opinion about the querelle between the writer and Gordon Lish, his editor?

«I like the two versions, with and without Lish. We’ve published both of them. We love the authors we publish and at the same time every day we notice the importance of the activity of the editors side by side with our italian writers. A team work made by common line of reasoning and proposition, never a command. This work is one of the fundamental parts of the attention in a editorial proposal.»

In the Usa it’s not necessary a Nobel prize to understand that the short story, as a literary genre, is a high expression of literature. On the contrary in Italy we go on facing the problem. What does this teach you?

«At the beginning of the 90s, when we started, the short story, just like poetry, was considered a minor literary genre. Carver’s lesson about the hard work on the short story teaches us how the balance about the form of the tale is so delicate and fundamental for its structure. A good novel can support a weary page. A short story doesn’t. If a runner, during a 100 m race, mistakes a pace he’s the last to arrive. The short story, as a literary genre, has the same dignity of all the other forms and, considering the present mutations in the predisposition about reading directed to shortness, it will get a process of growth. »

George Saunders
George Saunders

Some months ago minimum fax published George Saunders’ latest book, Tenth of December. Ten terrific short stories, but exactly a book of short stories. Tell me the truth, did you decide to publish it after the usual reflection on the economical opportunity to do that?

«Not this way. Saunders is one of the most appreciated writers among our american writers. On the back cover Tenth of December shows astounding endorsments by Franzen, Egan, Smith, Pynchon, and the New York Times Magazine’s statement that sounds like this: “The most beautiful book you’re going to read this year”. We began in 2009 with a collection of essays, The Braindead Megaphone and the following year with the collection of short stories In Persuasion Nation.  Now it’s going to be prepared Pastoralia that will be followed by CivilWarLand in Bad Decline

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To whom, among american titles you’ve published, you feel more affection to?

«David Means’ Assorted Fire Events, a collection of 13 short stories we published in 2003 and recently proposed paperback in our series mini. It was a revelation to me, a sort of burn, a slap, a heartbreaking book, never emphatic.»

Which is your besteller among them?

«Richard Yates’ Revolutionary Road

How many copies?

«More or less forty thousand.»

You seem not to search a feeling with a genre so cool in Italy: the crime stories. Why this choice?

«It’s not a question of prejudice. The technical structure of that kind of fiction is opened also for the high level of writing. It’s a question of taste. An exception: the Black Widowers trilogy by Isaac Asimov.»

What are the impressions the writers you invite in Italy get of our country?

«Who knows? In those cases minimum fax gets going as if it were a real full time shelter centre.  For them our country turns out to be surprising for colors, gestures, conviviality at the table, the expertise of some of their interviewers, the huge passion that the readers show at the meetings with them.»

I’ve been very fond of Bob Dylan for more than thirty years and I’ve appreciated a terrific book you’ve issued: Larry “Ratso” Sloman’s  report on the Rolling Thunder Revue that, in its 1975 version, brought Bob Dylan back on the road after nearly ten years of absence in a real tour. What did you persuade to publish it?

«Our musical series is the result on two fields: the artistic innovation level of the main characters and the quality of the narration itself, in addition to the artistic scene and the social fabric of that time. Within minimum fax Dario Matrone’s work on it is astounding. Sloman’s book on Dylan gives us the perspective of the direct testimony of daily life on tour. A tour that gathered together artists such as Joan Baez, Joni Mitchell, Arlo Guthrie, Ramblin’ Jack Elliott, Allen Ginsberg.»

What do you think about the health of american fiction today?

«An ultimate judgment about a so rich and different contest is not easy. Beyond the climax, today Usa writers live less in touch among them, they less represent a cultural movement in comparison with the 90s when we met them. They’re very busy stars often occupied in promotional tours that don’t let them live the expert daylife of the beginnings. Changed the social-political scenery from Bush to Obama, some of them lost their polemic vivacity, but I wouldn’t express general judgment about persons so different each other.»

Teddy Wayne
Teddy Wayne

On which names of the latest generations you’d bet?

«Teddy Wayne, with the novel The Love Song of Jonny Valentine, soon on sale for our series Sotterranei (Undergrounds, author’s note). A satire on pop celebrities life, a charismatic main character, really contemporary, who lives the struggle between his naivety and the marketing brutality.»

Which are the most evident differences between a US publishing house and an italian one that want to offer books of high quality in their way of working?

«The investment in the research, in the attention and care of the ins and outs are a part of the same craft. American publishing house can count on a boundless market inside and outside, due to the strength of english language. So they’ve more instruments.»

Which the news for 2014?

«I feel bad to mention some and not all. I try: the new labours in fiction of Sam Lipsyte e Teddy Wayne, a book on Charlie Mingus and John Cassavetes, George Saunders’ Pastoralia and twenty other titles and more.»

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2 thoughts on “Minimum fax, 20 anni sulle strade degli States

  1. carissimo Daniele, è bello leggere il lavoro che fai, ti ammiro e ti invidio! ed è bello poter vedere quanto a volte i nostri insegnanti abbiano dato giudizi sbagliati sui propri alunni. Seguo sempre con affetto te e il tuo operato in Minimum Fax. Un caro saluto, e a rivederci un dì. Sergio Levi (del Giulio Cesare)

  2. splendido lavoro il pezzo su Minimum Fax, ho appreso nomi che non conoscevo assolutamente tra cui Wayne e Saunders e come audiofilo non mi lascerò scappare il libro di Sloman. Complimento Corrado

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