Gatto Lou e le luci nere di New York

01

Anche il nero è luce. Sono luce le tele nere di Rothko. Sono luce quelle di Burri. A New York anche il nero è luce. Lou Reed aveva visto tutto il nero di New York e vi camminò in mezzo senza bisogno di una torcia. Lou vi camminò come un gatto nella notte più notte.

E i suoi passi lo portarono a Howard Beach, dove lottavano neri col bastone e bianchi col coltello, poi fu il turno di Central Park, dove la settimana prima un bambino chiamato Buddah aveva sparato alle testa di un poliziotto, quindi passò tra le gambe di un travestito che cantava Proud Mary ancheggiando su Cristopher Street.

Camminò per le strade di New York in una mappa imprecisa, portato dalle stelle contorte che in una nottata senza foschia allungavano i lampioni dove i moli si incontravano con le Badlands e qualche gay del sud giocava ancora a fare il duro. E arrivò fino al Lincoln Center dove, quando le stelle del cinema sbarcavano dalle limousine, le luci sparavano tutte sul profilo di Manhattan dopo essersene andate dalle altre strade.

02 03

Manhattan… Lo annusò subito che Manhattan era stata messa in un sacco della spazzatura e stava andando giù come un sasso nel lercio Hudson. Dopo che Staten Island era già bella che sparita e King Kong non poteva più salire sull’Empire perché il sindaco lo aveva venduto ai giapponesi.

Ma che diavolo sta succedendo qui?, si chiese Gatto Lou. Ma che hanno fatto alla città? L’aria nel naso gli disse che qualcosa stava succedendo e così decise di spostarsi a Tompkins Square e magari andare a dare un saluto a quell’altro felino di Jimmy Webb che a Trash and Vaudeville continuava a vestire come pazzi gli spostati usciti dalle stanze insanguinate del Chelsea Hotel per salire sul palco rovente del CBGB’s.

Niente, quella notte i soliti derelitti. Non stava succedendo niente. Chi fumava crack giunto da Washington Heights, il piccolo Joey Diaz scommetteva con uno di riuscire a farsi un buco anche tenendosi il braccio buono dietro la schiena, Romeo Rodriguez baciava le cosce a Juliette Bell mentre il profumo di lei gli bruciava gli occhi, una ragazza di Soho indossava una maglietta con su scritto “faccio pompini”, le puttane in buona facevano sconti, Pedro che diceva di voler uccidere il padre perché stufo di essere colpito sulle cosce come i suoi nove fratelli e sorelle.

Sempre i soliti a New York City, mai più capaci di accorgersi del ragazzino che accanto al Lincoln Tunnel vende rosa di plastica per un dollaro. Allora Lou balzò dove le strade non avevano nome. Ci doveva pur essere un modo ancora per dimostrare che la vita non era uno spreco. Magari imparando a suonare la chitarra o a tirare con la pistola per centrare nei coglioni un cacciatore. Un posto dove non si muore per una pillola avvelenata che un dottore fissato prescrive contro lo stress. Dove un uomo non troverà più mille scuse dopo aver picchiato suo figlio e una donna non farà più lo stesso pensando sia giusto e doveroso. Dove nessuno abbia più bisogno di un razzo da miliardi di dollari. O di un altro cantante ipocrita di rock and roll.

E se lì fuori la città gridava e sussurrava dentro i misteri della vita, Lou pensò che se non era tempo di strette di mano, non era tempo neanche di ingoiare la rabbia. E se non era tempo di credersi felici, non era neanche più il momento di ignorare l’odio. La sua grande anima immortale frantumata in pezzi sapeva che c’era bisogno di una vagonata di fede per dare ancora un senso alla parola futuro e non iscrivere il proprio funerale per l’indomani alla cattedrale di Saint Patrick.

Poi d’improvviso Lou se ne andò, lasciandoci le nostre anime oscure. Dicono sia stato il fegato. Esaurite le sue sette vite. Il suono secco della chitarra, tagliente come il vento che sferza in due il volto nell’inverno della città più città del pianeta, raggiunge ancora i gatti di Tribeca. Non è vero che non può essere Natale a febbraio. Al tre. Basta contare pensando di essere scomparsi dallo sporco boulevard di qualunque angolo del pianeta. Si fa così. Voglio volare via… uno… due…

 4

Cat Lou and the black lights of New York

 5

Also black is light. Rothko’s black canvas are light. Burri’s ones are light. In New York also black is light. Lou Reed had seen all the black of New York and walked in the middle of it without the help of a flashlight. Lou walked through it just like a cat in a blackest night.  

And his paces led him at Howard Beach, where blacks with knives fought against whites with guns, then it was the turn of Central Park, where the week before a 10 year old kid named Buddah had shot a cop in the head, afterwards he passed between the legs of a drag queen who would sing Proud Mary acting loud on Cristopher Street.

He walked in New York streets throughout a faulty map, caught between the twisted stars that on a night without haze extended the street lamps where the docks and the Badlands met and some Southern Queen would play hard. He reached the Lincoln Center where movie stars arrived by limousine, the lights were all for the Manhattan profile after they gone from the rest of the streets.

6

Manhattan… He felt immediately that Manhattan had been put in a garbage bag and was sinking like a rock into the filthy Hudson. After Staten Island had disappeared and King Kong couldn’t climb on the Empire anymore because had been sold to Japan.  

What the hell it’s happening here? Cat Lou asked to himself. What the hell they’ve done to the city? The air into his nose told him that something was going to happen and so he decided to move to Tompkins Square maybe to come over that other catlike named Jimmy Webb who, at Trash and Vaudeville, would go on to dress as fools those dropouts got off the bleeding rooms of the Chelsea Hotel to ride the CBGB’s burning stage.

Nothing that night but the same outcasts. It wasn’t happening anything. Someone come from Washington Heights would smoke crack, little Joey Diaz bet he could hit the light with his one good arm behind his back, Romeo Rodriguez would kiss Juliette Bell’s thighs as her perfume burned his eyes, a girl from Soho with a teeshirt saying “I Blow”, the whores in good will would give cut rates, Pedro’d say he wish to kill his father because he was sick to be beaten on the thighs like his 9 brothers and sisters.

Always the same faces in New York City, nevermore able to pay attention to the small kid standing by at Lincoln Tunnel selling plastic roses for a buck. On that moment Lou jumped where the streets had no name. It had to be a way to reveal that life wasn’t a wastelfuness yet. Maybe learning how to play guitar or shooting a hunter in the nuts. A place where none dies for a poison pill some wired doctor prescribes for stress. Where a man won’t have endless excuses for beating his child and a woman won’t do the same thinking that it’s right and proper. Where none needs a billion dollar rocket anymore. Or another self-righteous rock and roll singer.

7

And if out of there the city would scream and whisper within the mysteries of life, Lou thought that if there was no time for shaking hands, it was no time to swallow anger, as well. And if there was no time to feel happy, it wasn’t the moment to ignore hate anymore. His great immortal soul split into pieces knew it needed a busload of faith to give again a sense to the word future and avoiding to sign in our own funeral at St. Patrick cathedral for tomorrow.

Then out of the blue Lou hit the road, leaving our dark souls. They say it was because of the liver. His seven lives expired. The dry sound of the guitar, biking like the wind that cuts in two the face on the winter of the city most city of the planet, still reaches the cats at Tribeca. It’s untrue it’s impossibile Christmas in february. At the count of 3. Just to count thinking to be disappeared from the dirty blvd of every corner of the planet. You must do this way. I wanna fly away… one… two…

8

Annunci

One thought on “Gatto Lou e le luci nere di New York

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...