Travis, cosa c’è laggiù?

 

"Paris, Texas" (1984), scritto da Sam Shepard, diretto da Wim Wenders. Il personaggio di Travis è interpretato da Harry Dean Stanton
“Paris, Texas” (1984), scritto da Sam Shepard, diretto da Wim Wenders. Il personaggio di Travis è interpretato da Harry Dean Stanton

Quella camminata. Quei passi che dicono che tutto si è seccato. Che non c’è più ieri e oggi non è mai nato. Tutto inaridito. Dentro, fuori, sotto. Sopra. Neanche le nuvole si muovono. E quella chitarra, che nasce come una goccia di vita, ma che poi si propaga come un tormento.

Non c’è acqua. Si sente il vento. Ma no, è solo il suono dietro la slide. Deserto tra Messico e States. Travis cammina. Dall’alto i resti delle montagne rocciose amplificano il vuoto. La barba non copre lo scempio. L’abito è impolverato. Cravatta gialla. Il cappellino rosso a completare. Ai piedi qualcosa che potremmo chiamare sandali. Cosa c’entra quel vestito col deserto?

 

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Travis ci prova a bere, ma la tanica che porta con sé è vuota. Prima di gettarla però chiude il tappo. Mi chiedo cosa sia andato storto nella sua vita. Forse è un morto. Mi chiedo come abbia potuto permettere al tempo di mangiargli tutto.  

Un falco si ferma a guardarlo. Travis guarda il falco, il falco ora guarda altrove. «Continua a camminare», sembra dirgli. Travis riprende. Le braccia ciondolano.

I denti delle montagne rocciose sono il segno dell’apocalisse. Non so però se prossima o appena giunta. Pietre, sassi, materia franabile. Tutto troppo più vasto di lui. Non dice una parola da millenni Travis. Non ricorderà neanche più il suono della sua voce. Chissà quale lo ha messo in cammino.

Cammina con la bocca aperta, ha un evidente bisogno d’acqua, ma il passo è ancora agile. Da quanto tempo cammina? Viene da troppo lontano per ricordarlo. Chissà se si sente ancora le labbra.

Lui cammina. Gli occhi che da qualche parte si perdono avanti. Rompe uno schema Travis, quello per cui ogni uomo vivo diventa sempre qualcosa, si trasforma sempre in qualcosa.

Avanti c’è una stazione di servizio. Filo spinato. Ci passa in mezzo, il rubinetto non dà acqua. Volta lo sguardo. Un bar. Sembra fatto con fango essiccato. L’interno è buio, ma dentro un uomo è seduto a un tavolo. Tavolo da biliardo. L’uomo beve a collo, mentre Travis inciampa su qualcosa e apre il frigo. Solo birra. Niente birra.

Nella ghiacciaia il ghiaccio. E che ghiaccio sia. Gli si è asciugata la vita a Travis. Una manata di ghiaccio. Due boccate nella mano. Poi occhi a palla. Cade come un sacco. Lo stomaco non ha retto. Forse anche il cuore. Ora che è in qualche altro tipo di mondo, chissà se se la ricorda quanto era bella Jane. O forse non si ricorda che al mondo esiste una donna con quel nome. Sua moglie.

 «Che diavolo…?» esclama l’uomo che stava bevendo. Sono passati 4’57” di Paris, Texas quando quel tizio viene a vedere cos’è successo. Lo tasta col piede. “Eh!”, dice. Che frase incastonata nella storia si è guadagnato Travis, eh? Sembra non aver lasciato impronte digitali e tracce per il mondo, ma il mondo lo ha impolverato.

Dopo che lo ha rimesso in piedi quella specie di dottore, lui scappa. Si rimette in cammino. Ma quel tipo nel frattempo ha chiamato suo fratello Walt. Aveva il suo indirizzo in tasca Travis. E suo fratello lo trova. Sta ancora camminando. Solo che ora c’è più verde attorno a lui. Walt si è appena fermato sulla strada per capire dove si poteva essere diretto.  Si è acceso una Marlboro e lo vede.

Travis non lo riconosce e lo supera. Si ferma perché Walt esclama il suo nome. Che strano sguardo che ha Travis. Sembra un cane bastonato. Walt parla. Travis no. Lo convince a entrare in macchina. Walt parla, Travis no. Una stanza di motel per due. Fatti una doccia che lui va a prenderti altri vestiti. Walt esce. Ora Travis è solo nella stanza.  Apre il rubinetto e simula una doccia.

Scappa di nuovo. Cammina. In mezzo ai binari della ferrovia. Walt lo riprende. Gli dice: «Ti dispiace dirmi dove stai andando? Cosa c’è là? Laggiù non c’è niente».

I binari continuano lunghissimi, ma i nostri occhi li perdono poco prima che il cielo si perda. Ecco, ti volevo chiedere proprio questa cosa Travis: tu ci vedi qualcosa laggiù?

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Travis, what’s up there?

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That walk. Those steps saying everything’s got drained. That yesterday doesn’t exist anymore and today never was born. Everything dried out. Inside, outside, below. Above. The clouds don’t move either. That guitar, born as a drop of life, grows like an agony.

There’s no water. The wind is blowing. No, it’s only the sound beyond the slide guitar. Desert between Mexico and the States. Travis is walking. From on high, that rocky ground amplifies the void. The beard doesn’t cover the botch. The suit got dust. Yellow tie. The red cap matches it all. At the feet something we could call sandals. What that dress has to do with the desert?

Travis tries to drink, but the can he brings with him is empty. Before leaving it on the ground he closes the top. I wonder what went amiss in his life. Maybe he’s a dead. I wonder how he could let the time eat him everything.   

An hawk planes and looks at him. Travis looks at the hawk, now the hawk looks at elsewhere. «Go on walking» the bird seems to tell him. Travis restarts walking. His arms dangle.

Those mountains’ skeletons are the signs of the apocalypse. But I don’t know if forthcoming or just arrived. Rocks, stones, brittle substance. All too much vast than him. Travis has not been speaking for millenniums. He doesn’t remind the sound of his voice. Who knows which sound got him to set off.

He walks open-mouthed, clearly he needs water, but the step is still nimble. How long he has been walking? He comes too far to remember it. Who knows if he still feels his lips.

He’s walking. His eyes they lose themselves somewhere ahead. Travis breaks a scheme: that every human being alive always becomes something, always transforms himself in something different.

Ahead there’s a service station. Barbed wire. He passes through, the tap doesn’t give water. He turns his head. A bar. It seems drained-mud maiden. Inside it’s all dark, a man sits at a table. Billiard table. The man drinks straight from the bottle, Travis stumbles upon something and opens the fridge. Only beer. No beer for him.

Ice into the icebox. So ice it is! Travis’ life got wiped out.  A slap of ice. A pair of mouthful. His eyes become as round as a ball. He falls down like a sack. His stomach didn’t hold it. Maybe his heart as well. Now that he’s in another kind of world maybe he reminds how beautiful Jane was. Maybe he doesn’t remember there’s a woman in the world with such a name. His wife.

«What the hell?» the man who was drinking exclaims. Paris, Texas began 4’57” before when that dude comes to see what happened. He moves Travis with a foot. «Eh!», he says. What a memorable sentence you deserve Travis, don’t you? He seems not to have left his fingerprints and traces all around the world, but the world has covered him with dust.

After that sort of doctor has healed him, he runs away. He sets off again. But in the meanwhile that doctor phoned Walt, Travis’ brother. He had his address in the pocket. And Walt finds Travis. He’s still walking. More green around him now. Walt has just pulled over the car to understand where he can have gone, lights up a Marlboro and sees him.

Travis doesn’t recognize him and oversteps Walt. He stops because his brother cries out his name. What a strange gaze Travis shows, he looks like a whipped dog. Walt speaks. Travis doesn’t. Walt persuades Travis to get into the car. Walt speaks. Travis doesn’t. A motel room for two. Travis can have a shower, while his bro’s going out to buy him something new to put on and a brand new pair of shoes. Now Travis is all alone in the room. He opens the tap to simulate someone’s having a shower.

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He breaks out again. He walks. In the middle of a railroad tracks. Walt picks him up again and asks him: «Do you mind tell me where you’re heading? What’s up there? There’s noting out there ».

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Railroad tracks go on so long and straight, but our eyes lose them just before the sky loses itself.  Well, Travis, I’d really like to know this from you: do you see something up there?

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