Emitt Rhodes e la dura Madre Terra

emitt1

Emitt, non ti chiedo che fine hai fatto. Ti sei perso da solo. O è stato il tempo a metterti il bastone tra le gambe. Forse dovevi solo incespicare. Forse dovevi solo cadere di lato, al massimo graffiarti contro il tronco di un albero e poi tornare in piedi. Non doveva essere solo uno scherzo?

Invece non hai smesso di rotolare. Lo sappiamo. Qualche anno fa ti stanò Cosimo Messeri, il regista italiano, ricordi? Aveva pescato un tuo disco al mercato di Porta Portese a Roma, si era innamorato della copertina e una volta in America ti telefonò. Eri sempre stato sull’elenco telefonico di Los Angeles. Ma nessuno per oltre trent’anni che si fosse fermato a leggerlo quel numero. E ti cercò lui. Disse: «Sapevo che non era morto».

Non eri morto.

Vidi The One Man Beatles, sai? E ne fui scosso. Ma non perché notai che gli anni avevano fatto proprio un duro lavoro su di te, gonfiandoti il viso e prosciugandoti i nervi. E neanche perché ammettesti di essere diventato un inghiottitore professionista di Prozac, né per la depressione che ne era la causa o perché non avevi più relazioni sociali, vivendo 34 anni come un recluso in casa.

No, lo stomaco fece spazio a mille spilli per una tua frase. Limpida, senza fronzoli, che intrecciava in sé il coraggio che forse ti era sempre mancato e la dignità che non avevi mai perduto. Pronunciata annacquando la sofferenza che la aveva generata. «Sono povero.»

Caspita Emitt Rhodes, non erano parole di una cariatide. Di colpo eri tornato il musicista che cantava come Paul McCartney. Pazzesca la sovrapponibilità delle vostre voci. Ma dove tirasti fuori Mother Heart, Pardon Me, Textile Factory, Holly Park? Che Dio ti nutrì quando scrivesti The Man I Was? Come fu che You’re A Very Lonely Man non fu in Revolver con Macca che cantava John Lennon?

A distanza di tre decenni eri ritornato il ragazzo con la faccia pulita. Come Jackson Browne, come Art Garfunkel. Ma con quel timbro nella gola e quella musica che erano scappati da Abbey Road, Londra, Regno Unito.

Che ti passò in mente di sciogliere i Merry-Go-Round e firmare per sei album in tre anni? Non ce la facesti a rispettare il contratto. Ti fecero fuori tutto. Quanto ti chiese in danni la casa discografica: 200, 250, 300.000 dollari nel 1974?

Avevi solo 24 anni, Emitt. Ed era solo l’inizio della fine: via Billboard con i suoi fiumi d’incenso per te. Via la casa. Ti lasciò tua moglie. E si portò via la figlia. Piano piano se ne andarono i lavori con cui ti pagavi la vita. Via pure la seconda moglie e via gli altri due figli.

Tu che non sapevi staccare gli occhi dal cielo non saresti più riuscito neanche a proporti per la parte di Napoleone in stracci.

«Sono povero.»

Dissero che ti eri messo a fare gelati. Non era vero, ma forse avresti dovuto. Dissero che eri diventato il presta-voce di McCartney. Ma chi era quello vero di voi due?

Oblio. Diventasti il portavoce del silenzio. Eri troppo gentile per, la butto lì, raderti come il protagonista di Taxi Driver  e, invece di imbracciare un fucile, tatuarti sul cranio un andatevene tutti a fare in culo?

Qualcuno ti mostrò come si vive in strada? Quante volte per la strada, incrociando un qualsiasi rappresentante del genere umano ti sarai chiesto: “Perché io e non lui?”.

Qualcosa avrai fatto in quegli anni, Emitt. Avrai preso a pugni un muro, bevuto Coca Cola calda, contato le righe della Bibbia.

Sipario.

Hey Emitt, io non so come tu stia vivendo ora. So che hai ricomposto una band nel garage di casa e scritto qualche nuovo pezzo. Leggo che sei passato improvvisamente dalla foresta a iTunes. Ti tieni in piedi, ma sai bene che il tempo non si fa più rincorrere.

Forse sei stato fortunato Emitt. Ricordi quel tipo che scrisse che quando non hai niente, non hai niente da perdere?

È dura trovare i tuoi dischi in Italia (ma è dura trovare anche i negozi di dischi).

Però una cosa te la voglio dire. Se durante la notte ti alzi a fumare una sigaretta perché il sonno si è svuotato o a farti un bicchiere perché ti ha svegliato il vuoto che ancora ti scava dentro, vai alla finestra e lancia lontano gli occhi. Oltre le case di fronte, oltre le auto parcheggiate. Oltre le gambe delle modelle sui cartelloni di Victoria’s Secret. Oltre, oltre. Oltre ogni rimpianto e ogni rimorso.

Cantane una con la voce che ti esce lieve dalle labbra. Te la suggerisco io. Lullabye, può andar bene? Ti arriverà al cuore giusto in tempo.

Finché vedi la luna c’è speranza, Emitt. Continua a fare buona guardia, là fuori.

 

EMITT RHODES AND THE HARD MOTHER EARTH

Emitt, I don’t ask you where you’ve gone. You lost by yourself. Maybe the Time itself did it. Maybe you had only to stumble. Maybe you had to fall aside, only to scratch against a trunk of a tree and then get up again. Hadn’t it to be a joke?

You didn’t get up rolling, instead. We know it. Some years ago Cosimo Messeri, the italian filmmaker, dug you out, remember? He had got hold of a record of yours in Porta Portese, market of Rome, just because he loved its jacket. And once in America he called you. You were on the Los Angeles telephone book. But none used to read that number in over thirty years. He searched for you. And said: «I knew he wasn’t dead.»

You weren’t dead.

I watched The One Man Beatles, you know? And it shook me. Not because I noticed how the years worked hard on you, swelling your face and exhausting the nerves. Neither because you admitted you had become a professional of Prozac, nor for the depression that caused it all or because you didn’t have social relationships anymore, living 34 years just like a prisoner at home.

No, my stomach lurched on account of something you said in particular. A sentence clear, with no frills at all. Three words that intertwined the courage (that maybe you missed once) and the dignity (that you never lost). You pronounced  it in a very dry way, loosening the pain that generated it: «I’m poor».

Well, Emitt Rhodes, they weren’t words from a caryatid. All of a sudden got back the musician who sang like Paul McCartney. It’s still unbelievable how yours are twin voices. Where did you dig out Mother Heart, Pardon Me, Textile Factory; Holly Park? Which God fed you when you wrote The Man I Was? Why you’re A Very Lonely Man was not released on Revolver  with Macca singing John Lennon?

Three decades later the innocent-looking had come back. Just like Jackson Browne, Art Garfunkel. But with that tone in the throat and with that kind of music that had run away from Abbey Road, London, UK.

What happened in your mind to disband the Merry-Go-Round to sign a contract that obliged you to fulfill six albums in three years? You didn’t succeed in it. They took you all and sued you for damages in 1974. How much? 200, 250, 300.00 US$?

You were only 24 years old, Emitt. The beginning of the end. No more Billboard with its superlative rewiews. Lost your home. Your wife left you taking away your daughter. Sooner or later your jobs faced the same end. Your second wife and your other sons as well.

You were an artist who couldn’t keep your eyes off the sky but they never let you play even the role of Napoleon in rags.

«I’m poor.»

Rumors said you became an ice-cream vendor. It wasn’t true, but maybe you had to become it. Rumors said you lent McCartney your voice. But who was the original one between you?

Oblivion. You became the spokesperson of the silence. Too kind to get cropped like the main character of Taxi Driver  and, instead of loading a gun, having yourself tattooed on the skull: fuck you all?

Did someone teach how to live on the road? How many times, walking in the street, facing another member of the human kind you told to yourself: “Why me and not him?”.

Something you’ll have done along those years, Emitt. You’ll have punched a wall, drunk hot Coke, counted the lines of the Bible.

Curtain.

Hey Emitt, I don’t know how you live now. I know you have assembled a brand new band in your garage and written some new songs. I read that you passed from the forest to iTunes out of the blue. You stand up straight, but you know that it’s impossible running after the time.  

Maybe you’ve been lucky, Emitt. Do you remember that guy who wrote that when you got nothing, you got nothing to lose?

It’s so hard to find your records in Italy (but it’s difficult to find record stores as well).

But there’s something I want to tell you. If you get up at night to smoke a cigarette because the sleep has gone or if you take a glass and a bottle because the emptiness keeps you awake, go to the window and cast your eyes far away. Beyond the houses, beyond the parked cars. Beyond the Victoria’s Secret models’ legs on billboards. Beyond, beyond. Beyond every regret and remorse.

Sing it one. Like a crooner. With the voice that comes out slight. I suggest you one. Lullabye. Is it ok? It’ll come to your heart in the nick of time

Until you’ll see the moon there’s hope, Emitt. Go on keeping watch out there.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...